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Ecco come Draghi continuerà ad avere poteri straordinari anche senza la proroga dello stato di emergenza

Pubblicato il 26/11/2021 10:46

In pochi se ne sono accorti, o forse hanno preferito far finta di niente. Ma tra i passaggi chiave dell’ultima conferenza stampa del premier Mario Draghi, che ha appena varato l’ennesima stretta a danno dei non vaccinati con il lancio del Super Green pass, ce n’è stato uno particolarmente inquietante: la vaghezza con cui il presidente del Consiglio ha risposto alle domande in merito alla proroga dello stato di emergenza. Un tema affrontato prima con una battuta (“Non mi azzardo a dire niente sennò Cassese mi sgrida”) e poi con la conferma, tra le righe, che il governo non sia affatto intenzionato a mollare i poteri straordinari di cui si è dotato in questi mesi.

Come ricostruito da Daniele Capezzone sulle pagine de La Verità, Draghi ha infatti chiosato in merito: “A noi cosa interessa? Prolungare lo stato di emergenza o avere a disposizione tutta la struttura di mobilitazione sanitaria? Credo che la risposta sia la seconda. La strada di buon senso è mantenere questa struttura senza prolungare un altro stato d’emergenza”. Il sospetto che il governo, nonostante la scadenza dello stato di emergenza ormai prossima, voglia tenersi poteri emergenziali è forte, fortissimo.

In questi giorni, d’altronde, diversi esponenti dell’esecutivo si sono lanciati in ipotesi su come il governo sarebbe riuscito ad operare una volta terminato, a fine anno, lo stato di emergenza. Con Renato Brunetta che ha suggerito di attribuire i poteri straordinari “a una struttura di missione di Palazzo Chigi” e Sabino Cassese convinto, invece, che grazie alle norme introdotte in passato per il contrasto alle pandemia sia possibile interventi sanitari anche non ordinari, ma in un contesto più circoscritto. Non è da escludere, però, che l’esecutivo possa disegnare un nuovo quadro normativo, come se la questione dello stato d’emergenza non fosse nemmeno più attuale.

Le nuove norme sul Super Green pass, d’altronde, sono l’ennesimo passo in avanti verso una sproporzione normativa senza precedenti: stabiliscono regole per un’emergenza del tutto ipotetica, valide anche in quella zona bianca dove, per definizione, non dovrebbe esserci alcun allarme. La paura, scrive Capezzone, è che il prossimo passaggio sia dotarsi “di poteri d’emergenza (di fatto) senza che sia proclamata l’emergenza (di diritto)”. Con il green pass “perfetto cavallo di Troia per trasferire l’emergenza anche nel tempo ordinario”, con il possibile paravento di una cabina di regia in arrivo per giustificare l’ingiustificabile. Dal Quirinale, nel frattempo, tutto tace.

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