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Covid, lo studio choc: “Oltre 5.000 persone positive nonostante il vaccino”

Mentre i governi continuano a rassicurare i cittadini sulla bontà dei vaccini, pagati a peso d’oro a multinazionali esonerate da qualsiasi responsabilità, i dubbi su eventuali effetti collaterali e sulla reale efficacia dei farmaci continuano, con lo stesso mondo della scienza che appare alquanto titubante in merito. E con gli Stati Uniti a rilanciare un allarme in realtà non nuovo: anche le persone che hanno ricevuto la somministrazione, infatti, possono contrarre il Covid-19. Il Washington Post, nel pubblicare uno studio in merito, cita come più recente il caso di Robin Hauser, un pediatra di Tampa che sette settimane dopo la seconda dose di Pfizer ha scoperto di essere positivo al virus.

Un caso non isolato, purtroppo: il Center for Disease Control and Prevention ha pubblicato un dossier secondo il quale ben 5.800 hanno scoperto di avere il Covid nonostante avessero già ricevuto la seconda dose di vaccino Pfizer o Moderna. Numeri alla mano, non esiste un’età più a rischio né un sesso: uomini e donne di ogni fascia possono diventare positivi nonostante le cure. E se è vero che nella maggior parte dei casi si è trattato di pazienti asintomatici, non è mancato anche un piccolo numero di decessi: 74 persone hanno infatti perso la vita a causa del virus, contratto dopo la vaccinazione.

Le case farmaceutiche avevano chiarito fin da subito che, nonsotante le altissime cifre a cui i farmaci venivano venduti, questi non avevano in realtà un’efficacia del 100%. E così, spiega il centro studi americano, non c’è da stupirsi troppo per il verificarsi di questi casi, possibili per ammissione degli stessi colossi di Big Pharma. Con tanto di grottesco balletto sulle percentuali: Pfizer e Moderna avevano parlato di una sicurezza dell’80% dopo la seconda dose, ma molti esperti sostengono che in realtà, anche in base alle varianti esistenti del Covid e alla diversa reazione di ogni organismo al vaccino, questa oscillerebbe tra il 50 e l’80% dopo la prima somministrazione per poi salire con la seconda, in misura diversa da persona a persona.

Michael Osterholm, direttore del Center for Infectious Disease Research and Policy, ha invocato in questo senso una maggiore trasparenza: “Dobbiamo avere risposte certe a domande come ‘devo fare la seconda dose se ho avuto il Covid dopo la prima?’. Oppure ‘qual è il periodo d’attesa giusto prima della seconda dose? E ancora: ‘Sarò protetto da ogni variante del virus? In questo momento molti si sentono abbandonati, soli in un mare di incertezze”.

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