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Aiuti dell’Europa sì, ma solo alla Germania. Più della metà vanno ai tedeschi

Naturalmente nel magico mondo di eurolandia, dove tutto è il contrario di quello che dovrebbe, la dimensione del debito pregresso condiziona gli interventi.  

1.800 miliardi di aiuti sono stati autorizzzati dall’Europa. Cifra che si totatlizza sommando sussidi, prestiti e garanzie agli Stati membri.  E indovinate in che percentuale sono ripartiti? Il quotidiano “La Stampa” riporta un bel 55% per la Germania, 20% per la Francia e 10% per il governo italiano. 

Esatto, più della metà degli interventi riguarda la Germania. Le proporzioni “danno l’idea di quanto ampi siano gli spazi di manovra fiscale di cui alcuni godono rispetto ad altri.” Guntram Wolff, direttore del think-tank bruxellese spiega: “Se lo schema temporaneo lo consente, la Commissione non può certo impedire a uno Stato che ha ampi margini fiscali di intervenire”. 

Di seguito riportiamo una piccola metafora che propone il quotidiano “La Stampa” che rende molto bene il concetto: “I Paesi con i granai pieni potranno pompare nell’economia più denaro di quelli indebitati”. In questo modo i Paese settentrionali possono sfruttare la sospensione delle regole sulla ricapitolizzazioni statali, effettuata proprio per fronteggiare la crisi pandemica, lasciando però di fatto indietro gli Stati con economia più fragile. 

L’economista tedesco, inoltre, spiega che l’Italia dovrebbe fare  un’adeguata selezione per sostenere “soltanto le aziende più produttive. Bisogna scegliere quelle che meritano veramente di essere supportate.” Quindi mentre la Germania, già forte, si arroga con prepotenza il diritto di elargire più della metà degli aiuti totali autorizzati da Bruxelles, l’Italia che è il Paese più colpito, annuncia 400 miliardi , che la comissione valuta in circa 200 miliardi di aiuti reali e deve, pur di sottostare al meccanismo di austerità dell’UE, selezionare quali aziende lasciar morire e quali portare avanti. 

Impossibile negarlo, l’Unione Europea non esiste e mai esisterà. Chiamiamola per quello che è di fatto: una Germania allargata con l’euro al posto del marco.

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