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I Robot si mangiano i posti di lavoro? La paura di 7 milioni di italiani

Sono in tanti a pensare che nel giro di pochi anni i robot saranno in grado di fare qualunque cosa, soprattutto rubarci i posti di lavoro. E non si tratta solo di serie tv, ma anche della cruda realtà. La tecnologia spaventa e cambia il mondo del lavoro. E sono 7 milioni gli italiani che hanno paura di perdere il posto a causa dell’innovazione, dai robot all’intelligenza artificiale. Lo rivela il terzo Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, realizzato in collaborazione con Credem, Edison, Michelin e Snam, e ripreso da Repubblica. “In particolare, rileva l’indagine, quasi un operaio su due sente il proprio impiego a rischio. Le ansie sono diffuse”.

Secondo lo studio, infatti, “l’85% dei lavoratori esprime una qualche paura o preoccupazione per l’impatto atteso della rivoluzione tecnologica e digitale”. Basti pensare, stando sempre al rapporto, che “il 70% teme la riduzione di redditi e tutele sociali”. Ma se da una parte l’automazione spaventa, dall’altra i salari dimostrano che chi è occupato nell’hi-tech guadagna il doppio. “Già oggi chi lavora nei settori tecnologici guadagna il doppio degli altri”, sostiene il report: “Fatto 100 lo stipendio medio italiano, nei settori tecnologici il valore sale a 184,1, mentre negli altri comparti scende a 93,5”.

“Sono i numeri di una disuguaglianza salariale in atto nelle aziende italiane che – viene sottolineato – convive con le paure dei lavoratori e certifica l’esistenza di un gap tra chi oggi lavora con le nuove tecnologie e chi no”. Tanto che il rapporto parla esplicitamente di “salari tecno-polarizzati”. Un operaio su due è convinto che la propria occupazione sia minacciata da robot e intelligenza artificiale. Il 70% dei lavoratori pensa che in futuro avrà meno soldi e minori tutele.

“Guardando al futuro, il 54% dei lavoratori è convinto che gli strumenti di welfare aziendale potranno migliorare il benessere in azienda e, in vista dell’arrivo di robot e intelligenza artificiale, viene annoverato tra le cose positive che si possono ottenere in un futuro immaginato con meno lavoro, meno reddito e minori tutele”. Insomma, stando al rapporto, potrebbe essere questa la strada “per mitigare le disuguaglianze”.

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