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Lavoro, ecco i “green jobs”: di cosa si tratta e quanti saranno da qui ai prossimi anni. Essere “amici dell’ambiente” conviene

Mai sentito parlare di “green jobs”? No? Bene, sappiate che sono questi i mestieri del futuro, circondati, però, da un’aura di mistero: non si sa effettivamente quanti siano, chi li vorrà fare, quanto faranno guadagnare e, soprattutto, quali siano. Proviamo dunque a fare un viaggio nel futuro, avvalendoci dell’ottima analisi che Cristina Da Rold ha fatto sull’argomento, pubblicando un articolo su Il Sole 24 Ore.

Partiamo con il dire che appiccicare quel “green” davanti alla parola mestiere, vuol dire sostanzialmente che le professioni del futuro dovranno essere più “amiche dell’ambiente”, e con loro i lavoratori che personificheranno queste posizioni. Secondo le previsioni del sistema Excelsior, si legge nell’articolo, “nel 2019 il numero di contratti di attivazione previsto dalle imprese che riguardano questo settore è pari a circa 521.747 unità”.

Emerge però la solita spaccatura nord-sud. “Solo un Green job su cinque tuttavia è collocato nel meridione, un altro quinto nelle regioni del centro, mentre la metà esatta sarà al nord. Due regioni da sole rappresentano un terzo delle professioni green del Paese: la Lombardia concentra il 21,3% delle posizioni, seguita dal Lazio con un altro 10,3%. Al primo posto troviamo Milano, con 74 mila contratti relativi a Green jobs previsti nel 2019. Segue nella lista Roma, dove la richiesta di questi lavoratori raggiungerà quasi 52 mila nuove attivazioni, al terzo posto si colloca Torino, con quasi 25 mila nuovi contratti, e al quarto Napoli con 24 mila”.

Nel rapporto non si fa riferimento diretto alla tipologia di salario dei lavoratori. E allora emerge un’altra domanda: a chi è richiesta prevalentemente questa attitudine green? “Ai primi posti troviamo i tecnici della produzione e preparazione alimentare, gli ingegneri elettronici e in telecomunicazioni, gli ingegneri civili i tecnici meccanici, gli installatori di linee elettriche, riparatori e cavisti, i tecnici della gestione dei cantieri edili, gli specialisti in contabilità e problemi finanziari, gli esperti legali in imprese o enti pubblici i, tecnici della sicurezza sul lavoro e i meccanici e montatori di apparecchi termici idraulici e di condizionamento”.

La domanda di green jobs si differenzia insomma per un più elevato livello dei titoli di studio richiesti e per la specificità delle competenze. Le conoscenze assumono quindi nel caso della green economy una maggiore centralità. Ma quanto costa in termini di soft skills entrare nelle fila di questi Green jobs? Le “fabbriche” – di prodotti o di servizi che siano – richiedono lavoratori green sempre più simili a macchine super efficienti: flessibili, adattabili, capaci di lavorare in gruppo, ma anche in autonomia, e rapidi nel risolvere problemi.

Conclude Da Rold: “Per circa il 47,5% delle ‘professioni verdi’ programmate in entrata è importante il possesso della capacità comunicativa scritta e orale in italiano”.

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