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Draghi-Brunetta: una mossa che divide ancora di più la società tra sommersi e salvati

di Lorenza Morello giurista d’impresa, presidente nazionale APM

In un momento durante il quale l’apparato privato produttivo per via delle chiusure (perpetrate anche a danno di chi ha investito capitale proprio per adeguarsi a norme assurde senza che nemmeno quelle garantissero poi di poter lavorare), delle limitazioni, delle difficoltà a fruire di agevolazioni, vede il collasso e vive nell’attesa di valanghe di cartelle – e si rischia di perdere milioni di posti di lavoro- andare ad aumentare gli stipendi degli impiegati e dirigenti dello Stato non è solo un provvedimento che lascia esterrefatti, è una sorta di reato.

Questa è la prima reazione al primo provvedimento congiunto del Presidente Draghi che, unitamente al Ministro Brunetta, ha deciso di tutelare la categoria da sempre meno colpita dalle crisi, quella dei dipendenti pubblici che, in questi mesi, hanno comunque continuato a percepire uno stipendio a fronte di una classe imprenditoriale divisa per categorie più o meno sfortunate e comunque sempre vessata all’inverosimile.

Come se non bastasse, in questi mesi si è mandato in tv ad annunciare sacrifici e rinunce, chiusure e patimenti, chi da parte dello Stato è strapagato, ovvero commissari, vertici degli enti, capi di organismi, istituti e aziende pubbliche, ai quali, come per tutti gli statali, non è stato chiesto un briciolo di sacrificio nemmeno temporaneo.

È necessario avere davvero coraggio per chiedere rinunce tanto forti da rischiare “feriti e morti” di aziende, commercianti, esercizi, artigiani, partite iva e così via, quando non si possiede nemmeno quel minimo di sensibilità sociale, di garbo solidale, alla partecipazione collettiva per una crisi tanto depressiva.

Con quale criterio, poi, pretendere che solo una parte del Paese paghi pegno? L’equità sociale di cui si sente tanto parlare di questi tempi in quale piega della norma risiede? Oltretutto, vessare quella parte sociale che crea fatturato, “alza la serranda”, fatica e produce con impegno la ricchezza da distribuire che serve anche a pagare gli stipendi di quelli che della crisi nemmeno se ne sono accorti.

Non si tratta solo di intelligenza politica, di opportunità morale, si tratta di contabilità statale, del buon padre di famiglia, che quando serve stringe la cinghia per tutti, del “buon padre” che non commetterebbe mai lo sbaglio di tutelare solo alcuni per convenienza, opportunismo oppure abbaglio. Quel buon pater che tanti avevano intravisto in Mario Draghi, e che confidiamo che si riveli tale dopo questa prima catastrofica mossa che altro non può fare che inasprire una volta di più la mai sopita lotta sociale del nostro dilaniato Paese.

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