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Ai truffati neanche un euro: il flop degli indennizzi ai risparmiatori

Doveva servire a risarcire i risparmiatori truffati dalle banche, quelli che avevano visto i propri soldi andare in fumo da un giorno all’altro senza colpe. E invece al momento dal Fir, il fondo creato proprio per aiutare le vittime di errori altrui, non è arrivato nemmeno un euro, anche se in realtà di denaro ne è stato già stanziato parecchio. L’ennesimo paradosso tutto italiano che rischia di trasformarsi in una insopportabile presa in giro. A raccontare quanto sta accadendo intorno alla struttura è il Fatto Quotidiano, secondo il quale ai truffati al momento non sarebbero arrivati soldi nonostante diversi milioni spesi.

Ai truffati neanche un euro: il flop degli indennizzi ai risparmiatori

Nato alla fine del 2018, quando era ancora in carica il governo composto da Lega e Cinque Stelle, il fondo era stato accolto con entusiasmo da chi invoca presto una soluzione che sanasse le ingiustizie subite dai consumatori e dotato di 1,5 miliardi di euro distribuiti in tre anni. Entrato in funzione nell’agosto 2019, tra le difficoltà di una crisi politica che aveva portato alla rottura tra Salvini e il Movimento, era stato affidato a Consap, concessionaria dei servizi assicurativi pubblici controllata dal ministero del Tesoro: obiettivo dichiarato, quello di assistere i titolari di obbligazioni subordinate o azioni semplici di banche poste in liquidazione dal novembre 2015 al gennaio 2018 (un lungo elenco che comprende anche le popolari Etruria e Marche, la popolare di Vicenza e Veneto Banca).

Ai truffati neanche un euro: il flop degli indennizzi ai risparmiatori

Lo Stato, insomma, prometteva di fare la sua parte per risarcire chi era stato truffato. Al momento, stando alle rilevazioni, le domande pervenute sono state oltre 112 mila ma di soldi non se ne sono visti, nelle tasche dei cittadini. Questione di poco, assicurano i funzionari. Il tutto mentre sono state affrontate già spese non indifferenti: Consap ha investito 750 mila euro per la piattaforma che raccoglie le domande e ha preso in affitto 100 postazioni di lavoro per 640 mila euro l’anno in uno stabile a Roma. A costare è poi la commissione tecnica nominata dal Tesoro, composta da otto membri più il presidente: 190 mila euro l’anno le spese per mantenerla, con un gettone di presenza per ogni volta che si riunisce (300 al presidente, 200 agli altri).

Ai truffati neanche un euro: il flop degli indennizzi ai risparmiatori

Insomma, la macchina è pronta e consuma già, nonostante nessuno abbia ancora pensato a metterla in moto. A rendere ancora più incerte le tempistiche sarà il rinnovamento atteso ai vertici di Consap, con l’amministratore delegato Mauro Masi arrivato al termine del mandato. Favorito per la sostituzione è Andrea Peruzy, già segretario della fondazione ItalianiEuropei di Massimo D’Alema, ma non si escludono ancora possibili sorprese. Il tutto mentre i risparmiatori attendono ancora che sia fatta giustizia, stanchi di promesse alle quali non hanno ancora fatto seguito le parole.

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