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Il caso Serbia: quasi tutti vaccinati ma contagi in aumento. Nuova stretta del governo

Il paradosso Serbia che ora fa paura al mondo. Se da Israele arrivava un vento di ottimismo con il ritorno alla vita normale dopo un’intensa e efficace campagna vaccinale (il contrario dell’Italia praticamente), dalla Serbia arrivano notizie opposte. Il governo si trova infatti costretto ad adottare nuove restrizioni a causa della crescita dei contagi, nonostante al momento il Paese balcanico ha vaccinato con almeno una dose un milione e mezzo di persone, su sette milioni di abitanti in totale: un ritmo che ha proiettato la piccola Serbia al secondo posto per vaccini effettuati nel continente europeo, dopo la Gran Bretagna e ben più avanti dei vicini dell’Ue. Ma c’è un ma. Grande come una casa. (Continua a leggere dopo la foto)

Come racconta Chiara Merico su businessinsider.it, “nonostante questo successo apparente, i contagi continuano a crescere: prima dell’inizio della campagna vaccinale ogni giorno si registravano tra 1000 e 1500 nuovi casi di covid-19, ora invece il numero è salito a oltre 4000. Una progressione che ha spinto il governo di Belgrado a prendere le contromisure: martedì 16 marzo la premier Ana Brnabic, al termine di una nuova riunione dell’unità di crisi per la lotta al covid, ha imposto per una settimana la chiusura di caffè, ristoranti, centri commerciali, negozi e altre attività commerciali non essenziali, ad eccezione di supermercati, alimentari, farmacie e distributori di carburante”. (Continua a leggere dopo la foto)

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Le stesse misure erano state già adottate negli ultimi due weekend in Serbia, mentre negli altri giorni erano previsti orari ridotti per bar e ristoranti, l’obbligo di mascherina al chiuso e il divieto di riunirsi in più di cinque persone. “Così in Serbia, nonostante i progressi della campagna vaccinale, le autorità si trovano a gestire una situazione esplosiva: all’interno dell’unità di crisi per il contrasto alla pandemia, di cui fanno parte medici e politici, è in atto lo scontro tra i sanitari, che chiedono l’estensione delle misure restrittive adottate nei weekend, e i politici, che temono le ripercussioni sull’economia”. (Continua a leggere dopo la foto)

La soluzione adottata dalla premier Brnabic è stata duramente contrastata dall’infettivologo Dragan Delic: “Come medico trovo inaccettabile questa situazione e ritengo innaturale che scienziati ed esperti debbano sedere allo stesso tavolo dei politici, come avviene nella nostra unità di crisi, e cercare compromessi. Non ci sono compromessi in medicina, non si possono fare compromessi con la malattia e la morte”.

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