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“Ecco chi c’è davvero dietro le navi che sbarcano i migranti”. La clamorosa denuncia del cancelliere tedesco

Pubblicato il 08/11/2022 18:03 - Aggiornato il 08/11/2022 18:06

Il tema dei migranti diventa caldo, anzi incandescente anche in Europa. La Germania sta affrontando la questione degli 1,2 milioni di profughi ucraini giunti in terra teutonica, ma i flussi sono aperti anche dalla Siria e dall’Afghanistan attraverso la rotta balcanica. I sindaci tedeschi gridano a un “nuovo 2015”, richiamando all’emergenza rifugiati, mentre in Italia è scoppiato di nuovo un caso diplomatico sui migranti bloccati sulle navi Ong. Ma non è tutto, perché una nuova accusa fa capolino tra i soliti coinvolti sul tema dell’immigrazione clandestina: nel governo Scholz, infatti, comincia a circolare un notevole malumore per il ruolo della Chiesa evangelica, la EKD, nei salvataggi nel Mediterraneo.
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Lo scottante tema dei migranti

A Berlino ormai sanno bene che ogni nave Ong battente bandiera tedesca è una potenziale scintilla per far scoppiare la polveriera dell’immigrazione con Roma. Ecco allora che emergono anche a Berlino alcuni sospetti riguardo allo spingersi delle navi ong troppo vicino alle coste africane per recuperare i profughi, scatenando il famoso “pull-factor”. Repubblica racconta di una rivelazione di una fonte governativa, la EKD, che conta venti milioni di fedeli in Germania, “Ha fondato United4Rescue nel 2019, che ha due navi, la Humanity1 che è momentaneamente al centro della disputa con il neo ministro Piantedosi, e la Sea-Eye4. E la Chiesa evangelica raccoglie fondi per entrambe le navi. Ma è impossibile per il governo esercitare una pressione seria sull’EKD perché abbandoni le missioni”. Ciò deriva da alcune questioni di carattere squisitamente politico e i motivi principali sono due: nella maggioranza “semaforo” tedesca ci sono importanti ex dirigenti della EKD come la capogruppo dei Verdi, Karin Goering-Eckardt; l’elettorato socialdemocratico e verde non è ostile alle missioni pro-migranti.
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Le posizioni del governo tedesco e della Chiesa evangelica

Come riporta la Repubblica, la posizione ufficiale del governo Scholz è stata ribadita anche oggi dai rispettivi ministeri degli Esteri (verdi) e dell’Interno (Spd), i quali si sono apprestati a specificare che il salvataggio in mare è un “dovere morale e giuridico e non può essere impedito”. E dopo lo sbarco selettivo dei migranti, per Berlino “è importante che siano salvate tutte le persone e che possano arrivare a terra”. La posizione della Chiesa evangelica sul tema è che “nel Mediterraneo muoiano migliaia di persone, nonostante i salvataggi siano un dovere degli Stati. I paesi membri dell’Ue puntano sull’isolamento. Dal 2019 non esiste più una missione di salvataggio statale”. Secondo la Chiesa, dunque, missioni come la United4Rescue ed i fondi raccolti per finanziarle, sono un vero e proprio dovere morale, necessario in mancanza di una missione europea o statale.
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L’opinione dell’ex pastore

Contattato da Repubblica per un’opinione sul tema, Stephan Reichel, ex pastore della Chiesa evangelica e fondatore di Matteo, l’organizzazione tedesca che garantisce sostegno e asilo ecclesiastico ai profughi, ha asserito che “in linea di principio è giusto che la EKD si impegni nei salvataggi in mare”. Ma anche lui ammette che “in questo modo viene stabilizzato un sistema che non va bene e che danneggia molto l’Italia”. Reichel suggerisce di istituire “vie di fuga sicure per i profughi siriani, eritrei, etiopi e somali che hanno bisogno di protezione in Europa”, ma soprattutto “il ritorno di un sistema di salvataggio statale, europeo”, che metta fine alle stragi in mare. E ai continui bracci di ferro tra l’Italia e le Ong.

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