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Una tassa contro i Re della Rete: l’ultima idea per fermare l’evasione fiscale di Facebook & co.

In attesa di sapere se si farà o meno, l’hanno già definita “la più grande rivoluzione sulle regoli fiscali dal secolo scorso”. Una sorta di webtax universale pensata per contrastare i privilegi delle multinazionali, e in particolar modo dei colossi del digitale, ancora oggi ben propensi all’evasione fiscale. Il tutto in un clima in cui gli stessi big della rete non sembrano avere carte a disposizione da giocare, consapevoli del clima politico e di reazioni indignate che finirebbero per travolgerli.

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Qualcosa di più la si saprà a Washington, dove tra il 17 e il 18 ottobre andrà in scena il meeting annuale dei Paesi membri del Fondo monetario internazionale. Ai margini dei lavori, sarà presentata una proposta fiscale elaborata dall’Ocse, l’organizzazione che riunisce 134 Stati membri, e che riguarda tutte le imprese multinazionali che operano sui mercati di consumo. I signori assoluti del web, dunque, da Amazon a Facebook passando per Apple.

La natura stessa delle attività digitali ha reso col passare degli anni sempre più facile, per queste aziende, evadere le imposte sui profitti, attribuendo questi ultimi a sedi societarie collocate in paradisi fiscali sparsi per il mondo. Un problema che riguarda soprattutto l’Europa, che si è vista sottrarre negli anni un gettito importante proveniente da attività realizzate sul suo territorio ma localizzate altrove.

La proposta è quella, quindi, di far pagare le tasse nello stesso posto in cui si generano utili, anche se la sede legale è altrove. Un diktat che, dovesse andare incontro a un crescente consenso, riguarderà tutti i gruppi multinazionali con fatturato superiore ai 750 milioni di euro l’anno. Prematuro parlare di vittoria. Ma i segnali arrivati in queste ore sono la testimonianza in un clima sempre meno favorevole ai colossi della rete, fin qui liberi di agire indisturbati.

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