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Il Recovery Fund è come il Mes: così l’Ue ci mette i conti al guinzaglio

Lo abbiamo detto fin dall’inizio: attenzione che il Recovery Fund è come il Mes. E, sempre dall’inizio, diciamo che il Mes è una trappola da evitare come la peste. Sono due meccanismi con cui l’Europa mette ancora di più al guinzaglio il Paese “beneficiario”. Occorre qualche prova? Bene, come racconta Giuseppe Liturri su La Verità, “ieri è arrivata la Corte dei Conti Europea (Eca) a spazzare una serie di menzogne sulla presunta solidarietà europea. Alex Brenninkmeijer, membro della Corte dei conti europea, ha detto che ora che l’economia mondiale è gravemente colpita dalla pandemia di Covid 19, è importante sapere se i pilastri dell’architettura economica e finanziaria dell’Ue sono solidi ed efficaci”.

Un modo nemmeno troppo velato per verificare che, soprattutto quando si teme che i debitori possano avere difficoltà, tutti gli strumenti di recupero crediti siano efficienti. “Per essere certi di tenere tutti i Paesi al guinzaglio negli anni necessari al rimborso dei prestiti – traduce dal politichese e burocratesco europeo Liturri – l’Eca ha iniziato un esame sull’impostazione, attuazione ed efficacia della sorveglianza per i cinque membri. Insomma, l’Eca vuole verificare se la Commissione abbia svolto fino in fondo il suo lavoro di mastino, soprattutto, in proiezione futura. Sono le regole europee, molto spesso dimenticate dai sognatori euro-fanatici del Belpaese”.

Cosa vuol dire tutto questo? Che col Recovery Fund la sorveglianza della Corte dei Conti sull’Italia sarà serrata. E staranno lì alla finestra, pronti ad aspettare il momento in cui non saremo in grado di rispettare i patti per far piombare la Troica a Roma e mettere le mani nelle tasche degli italiani, con manovre imposte “lacrime e sangue”. L’assistenza finanziaria europea di cui si parla si regge su tutto fuorché sul principio di solidarietà. “La Commissione ha un ruolo chiave in tale sorveglianza: valuta la situazione di bilancio, economica e finanziaria del Paese debitore e riferisce all’Europariamente e ai Parlamenti nazionali. Esegue due missioni l’anno presso Paese debitore, al quale può chiedere numerose informazioni supplementari sui conti, l’esecuzione di stress test o analisi di sensitività sulla capacita di resistenza del settore finanziario e una revisione contabile indipendente dei conti pubblici”.

Ed è, guarda caso, lo stesso sistema di allerta che adopera il Mes, con cui eseguono missioni congiunte. “Qualora la Commissione concluda che ci siano conseguenze per la stabilità finanziaria dello Stato sotto sorveglianza o dell’intera eurozona, propone al Consiglio di adottare raccomandazioni con misure correttive. Insomma, se non finissimo sotto programma con il Mes, potremmo tranquillamente finirci con il Recovery Fund”. Conclude bene Liturri: “Quando il fumo della propaganda e dei sogni si sarà dissolto, scopriremo che gli «aiuti» dell’Europa saranno serviti solo a commissariarci definitivamente, e che i Trattati impediscono alla Bce di fare il suo mestiere. Ma sarà troppo tardi”.

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