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I commercianti abbandonati dallo Stato: “Dateci liquidità immediata e giubileo fiscale”

Pubblicato il 20/04/2020 13:01 - Aggiornato il 20/04/2020 13:44

Non basterebbe una settimana per descrivere le mille peripezie che gli imprenditori devono affrontare a causa della tempesta economica provocata dall’epidemia. In rete gira un video attraverso il quale il proprietario di un’attività ristoratrice denuncia la situazione che molti come lui si trovano ad affrontare. L’appello di allarme lanciato è molto chiaro. I problemi evidenti e concreti. Il governo non aiuta affatto, anzi, sta creando dei presupposti di ripartenza che sono di “totale follia”. Troppi sono gli aspetti che non sono presi in considerazione. Se le condizioni sono queste: “Fateci restare chiusi. Come pensate di far riaprire questo genere di attività alle condizioni che state stabilendo?”

Stante che le spese rimarrano le stesse, una tra le cose più limitanti per la ripresa di questo settore sono sicuramente i protocolli di restrizione da rispettare: “Quando voi darete il via libera per l’apertura, la macchina dell’azienda partirà a regime. Le spese saranno le stesse, ma non cosiderate che gli incassi saranno un decimo.” È un logico assunto, al di là di tutti gli altri fattori, conseguente già solo alle misure di distanza da mantenere. Se prima c’erano tot tavoli, adesso ce ne saranno molti di meno. Se poi si passa all’aspetto pratico riguardante i presidi di protezione la riflessione è questa: “Parlate di mascherine, di gel. Ma le mascherine non si riescono a trovare  e se si trovano costano una follia. I guanti monouso, se arriva un infetto, si prende la tazzina e bisogna toglierlo per ogni cliente. Come posso lavorare, ma non per diventare ricco, semplicemente per restare a pari con le spese, facendo entrare una persona alla volta?”

Tra i numerosi problemi si aggiunge anche l’enorme confusione generata dal continuo susseguirsi di decreti e correzioni in itinere. “Malloppi di fogli bianchi che non servono a nulla. Loro stanno dicendo adesso, a distanza di un mese, che quello che mi hanno costretto a pagare prima, lo posso pagare adesso.” La stessa confusione che non mette chiarezza sulla questione legata alle banche e ai finanziamenti. Hanno parlato di 400 miliardi di garanzie. Di “poderose risorse” che sarebbero arrivate anche alle piccole imprese: “La finianziara dice che devo chiedere alla banca, la banca alla finanziaria.”

Sommersi fino alla testa di conti da pagare: “È arrivata la fattura di febbraio e marzo di 1.258 euro. Di questi 569 sono di consumo effettivo, il resto tasse e spese di trasporto. Come può lo Stato e la multinazionale che fattura miliardi di euro chiedermi questa cifra di corrente elettrica se il locale è un mese che è chiuso? Ci sono più tasse che consumo effettivo.”

“A giugno si riparte a pagare gli affitti, ma se voi ci fate aprire a fine maggio. come facciamo con l’incasso di una settimana a pagare l’affitto, a pagare le tasse che avete posticipato, a pagare le spese e i contributi? Io sono una persona onesta e voglio continuare a pagare. Ho solo il mio lavoro. Ho solo questo. Ma come faccio a queste condizioni?” Inutile parlare di liquidità e di provvedimenti a favore delle imprese e degli italiani: “Siete lontani anni luce dalla realtà. Ci state riducendo all’astrico. Ci state dando una macchina senza gomme e senza volante. Però il bollo e l’assicurazione pretendete che li paghiamo. Ma dove pensate che possiamo andare a queste condizioni?”

Liquidità immediata e giubileo fiscale. Semplici risposte, ma di estrema necessità ed efficacia.