in

I “ristori”? Solo una presa in giro: non coprono nemmeno il 7% delle perdite

Il governo Conte, abusando tanto del termine quanto della pazienza dei cittadini, continua a chiamarli Ristori. Termine più adatto sarebbe, però, quello di “prese in giro” verso le famiglie che, costrette a mille sacrifici a causa delle restrizioni, non hanno ancora ricevuto gli aiuti promessi dai giallorossi. I conti, in questo senso, parlano chiaro. Le imprese costrette a chiusure parziali o totali hanno visto andare in fumo, nel corso del 2020, ben 423 miliardi. Mancati incassi a fronte dei quali si sono visti arrivare in tasca soltanto 29 miliardi, divisi tra contributi a fondo perduto, eliminazione del saldo Irap e crediti di imposta.

I "ristori"? Solo una presa in giro: non coprono nemmeno il 7% delle perdite

Cifre che arrivano dall’Ufficio Studi della Cga di Mestre e che non si differenziano troppo da quelli diffusi da Fipe-Confcommercio per i pubblici esercizi e da Federalberghi per il mondo del turismo. Soltanto il 7% delle perdite, dunque, è stato coperto dal governo, nonostante i tanti annunci trionfali degli ultimi mesi. L’ultima indagine Istat, realizzata su un campione di quasi 1 milione di imprese italiane, è altrettanto terribile: 292 mila di queste si trovano a rischio chiusura a causa di una situazione che si è fatta sempre più insostenibile, con conseguenze devastanti per i 2 milioni di lavoratori impiegati.

I "ristori"? Solo una presa in giro: non coprono nemmeno il 7% delle perdite

Ristorazione e pubblici esercizi sono ovviamente i settori in cui la crisi ha colpito più forte. Secondo il vice presidente Fipe Aldo Cursano, intervistato da La Nazione, “è a rischio ormai l’intero comparto, in cui operano 1,3 milioni di addetti, in gran parte giovani e con una forte componente femminile. Occorre dare subito una prospettiva. Chiudiamo il 2020 con 40 miliardi di minor fatturato. Di fronte a un danno di questa portata, il nostro settore ha ricevuto ristori per quasi 2,5 miliardi. Sono assolutamente inadeguati, quasi offensivi”.

I "ristori"? Solo una presa in giro: non coprono nemmeno il 7% delle perdite

Secondo una simulazione Fipe-Confcommercio per Qn, un bar in zona gialla con un fatturato di 200 mila euro ha subito un calo annuo complessivo di oltre 48 mila euro, ricevendo nel frattempo un ristoro pari a circa 8 mila euro. Lo stesso bar, in zona rossa, ha visto un crollo quantificabile in 65 mila euro, con un rimborso di 10 mila. Una forbice che cresce addirittura per le attività più grandi. E certifica la totale inadeguatezza degli interventi del Conte-bis.

Ti potrebbe interessare anche: Baci, sesso e bombole del gas. Da Cotticelli a Zuccatelli. Dalla padella alla brace

Il Consiglio di Stato boccia il governo: “Dubbi sulla costituzionalità dei Dpcm”

“La Cina usa il Covid come arma per il dominio”. L’affondo dell’ex ministro Terzi