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Gli stranieri in fuga dal debito italiano: ad acquistare i nostri titoli sono rimaste la Bce, banche e assicurazioni

I capitali stranieri fuggono dall’Italia, proprio mentre il Paese è impegnato duramente nella lotta al coronavirus e il futuro sembra destinato a far registrare una forte crescita della spesa pubblica a debito. I fondi dall’estero, stando ai dati registrati nel mese di febbraio, vanno però in direzione opposta, allontanandosi. Con la Bce che cerca di limitare i danni, acquistando soltanto a marzo 12 miliardi di euro di Btp.

Gli stranieri in fuga dal debito italiano: ad acquistare i nostri titoli sono rimaste la Bce, banche e assicurazioni

Un film in realtà già visto, quello che vuole il debito nazionale spostarsi dalle tasche dei cittadini verso quelle delle istituzioni italiane ed europee, molto meno spontanee. Come ricorda Andrea Greco su Repubblica, nel 2019 imprese e famiglie italiane detenevano soltanto il 5,8% dei 2.049 miliardi di euro di titoli e prestiti pubblici. Nel 2007, prima che esplodesse la crisi economica, la percentuale era enormemente più alta: 22,4%. Il tutto prima dello spread schizzato alle stelle e del taglio dei tassi Bce che permise a Draghi il salvataggio dell’euro azzerando però il rendimento dei risparmiatori.

Gli stranieri in fuga dal debito italiano: ad acquistare i nostri titoli sono rimaste la Bce, banche e assicurazioni

Dal 2014 in poi, a moltiplicarsi sono stati così i portafogli di Bankitalia e della stessa Banca Centrale Europea: dal 3,8% del 2007 fino al 19,5% del 2019. Una tendenza che non sembra destinata ad arrestarsi. A metà strada tra i cittadini e le banche centrali ci sono poi gli operatori di mercato: quelli stranieri stanno dando segnali di fuga continua, inesorabile, con una discesa dal 39% del 2007 fino all’attuale circa 20%. Un risultato che è anche il minimo storico dal 1998 a oggi e che potrebbe peggiorare ulteriormente.

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Unicredit in una nota sollevava il problema di un eventuale ripetersi dello stesso copione, suggerendo una domanda: “La questione di comprerà il debito italiano sarà ancora più impellente, perché banche centrali e investitori nostrani dovrebbero farsi carico anche delle quote estere in vendita”. E mentre il ministro all’Economia Gualtieri loda le banche per il loro sostegno, è bene ricordare come la crisi dei debiti sovrani nel 2011 abbia messo in evidenzia tutti i danni che la spirale banche-debito pubblico è in grado di scatenare.

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