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Autostrade-Benetton, un colpo a costo zero che riuscì grazie a Prodi, D’Alema e Draghi

Si discute ancora, in questi giorni che vedono l’Italia segnata ancora dal maltempo, dell’opportunità di revocare o meno la concessione per le autostrade alla famiglia Benetton. E sarebbe bene, allora, ricordare come sia andata l’acquisizione, tanti anni fa. A ricostruire lo schema che permise al gruppo di procedere all’acquisto è Business Insider Italia, che racconta di un affare avvenuto attraverso una scatola finanziaria appositamente costituita, Schemaventotto.

Per aggiudicarsi il 30% di Autostrade, Edizione nel 2000 investì attraverso Schemaventotto 2,5 miliardi di euro, di cui 1,3 miliardi di mezzi propri e 1,2 miliardi presi a prestito. Successivamente, nel 2003, il secondo passaggio: un altro veicolo finanziario controllato da Schemaventotto, denominato NewCo28, rilevò con un’Opa il 54% di Autostrade per 6,5 miliardi. In questa maniera NewCo28 finì per incorporare Autostrade scaricandole il debito che aveva contratto per finanziare l’offerta.

Autostrade-Benetton, un colpo che riuscì grazie a Prodi, D'Alema e Draghi

Per i Benetton l’operazione si chiuse a costo zero. Schemaventotto tra il 2000 e il 2009 prelevò infatti da Autostrade 1,4 miliardi di dividendi, tutti generati da utili, e ne collocò in Borsa il 12% con un incasso di altri 1,2 miliardi. Il ricavato totale fu di 2,6 miliardi di euro.

Autostrade-Benetton, un colpo che riuscì grazie a Prodi, D'Alema e Draghi

Un’operazione che, per i Benetton si chiuse a costo zero, con il recupero dei mezzi propri investiti e una partecipazione nella società dal valore, oggi, di diversi miliardi. Autostrade, nonostante l’esposizione finanziaria, ha ancora una forte redditività e genera profitti in misura superiore ai dividendi. Un’operazione, la privatizzazione di Autostrade, avvenuta con il benestare di Romano Prodi, Carlo Azeglio Ciampi, Mario Draghi e Massimo D’Alema.

Autostrade-Benetton, un colpo che riuscì grazie a Prodi, D'Alema e Draghi

“Il processo di privatizzazione – racconta infatti la testata – maturò durante il primo governo Prodi e proseguì e si concluse senza soluzione di continuità con il governo D’Alema, con Ciampi ministro del Tesoro di entrambi gli esecutivi, Draghi direttore generale e Gian Maria Gros-Pietro presidente dell’Iri”. Gros-Pietro che, tra l’altro, successivamente sarebbe finito alla presidenza di Atlantia, la holding cui oggi fa capo il 100% di Autostrade.

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