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Amazon, la durissima vita dei rider: “Dobbiamo consegnare un pacco ogni 3 minuti, senza sosta”

Racconti tutti simili tra loro, denunce di sfruttamenti feroci, di condizioni di lavoro ai limiti dell’inumano, per una paga poco più che dignitosa. Il primo sciopero dei dipendenti italiani di Amazon, che per 24 ore hanno invitato tutta Italia a interrompere gli acquisti online, è stata l’occasione per puntare ancora una volta il dito contro il colosso dell’e-commerce, già finito tante volte sulla graticola per il suo discutibile modus operandi e però mai costretto a pagare davvero dazio. Testimonianze che parlano da sole.

“Cosa dovremmo dire? Quei corrieri hanno il cappio al collo. Sperano in un contratto a tempo indeterminato che probabilmente non vedranno mai” ha raccontato a La Stampa Riccardo, 29 anni, corriere da cinque. Hanno chiesto tutti di usare nomi di fantasia, perché perdere il lavoro di questi tempi non è certo l’ideale. Ma non si sono tirati indietro nel descrivere la loro giornata tipo: “Abbiamo raggiunto livelli disumani: a volte a fine giornata non ho neppure voglia di mangiare per lo stress. Se potessero, legalizzerebbero la schiavitù”.

A Brandizzo, poco fuori Torino, si sono riunite circa 500 persone, di cui 400 corrieri. “Siamo schiavi di un algoritmo che impone ritmi infernali – è stato lo sfogo di Stefano, corriere di 39 anni – I carichi di lavoro sono diventati disumani, soprattutto dopo il primo lockdown: andare avanti così non è più possibile”. Poi il racconto della routine di un “driver”: 7 ore e mezza alla guida del furgone, 160 consegne in media per oltre 200 pacchi.

“L’algoritmo calcola tre minuti per ogni tappa. Ma spesso dobbiamo aspettare che il cliente scenda e il tempo passa. Spesso la merce da consegnare in due civici diversi ma non lontani è conteggiata come una sola fermata: impossibile rispettare i tempi”. E allora ecco che i malcapitati si trovano a dover spingere sull’acceleratore, anche a costo di commettere qualche infrazione. “Pensi solo a consegnare il più velocemente possibile. Mettendo a repentaglio la tua sicurezza e quella degli altri: il rischio di incidenti è alto”. In caso di multe o danni al mezzo, ovviamente, solo gli stessi corrieri a dover provvedere. La paga? I più fortunati arrivano a 1.500 euro al mese.

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