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Mps, Gualtieri ora pensa allo scudo fiscale per le cause: così convincerà i francesi?

Sono giorni delicati nel mondo delle banche italiane. Una soluzione per Mps va trovata, e anche presto. Il Ministero guidato da Gualtieri sa che da Mps passa il consolidamento bancario del Paese. Dopo Unicredit, secondo fonti di Via XX Settembre riprese da Il Messaggero in un articolo a firma di Rosario Dimito, “nei giorni scorsi sondaggi sarebbero stati fatti sul Credit Agricole, ma anche i francesi avrebbero preso tempo”. La sensazione è che vogliano avere rassicurazioni da parte dello Stato sui rischi legali. Si pensa, dunque, a una sorta di Scudo Fiscale per le Casue. Mps è infatti in bonis, anche se con troppe incognite in un quadro complessivo non chiaro. “La zavorra di cause ha un valore contabile definito: 5,417 miliardi di vertenze passive, 4,811 miliardi di richieste stragiudiziali/reclami, per un totale appunto di 10,228 miliardi”.

Secondo la normativa contabile europea, “sulla semestrale al 30 giugno – come ha spiegato l’ad Guido Bastianini nella relazione alla Commissione banche il 22 settembre – sono riportati i petita con i rischi probabili, cioè con una presunzione di definizione e un costo complessivo di 6,5 miliardi per i quali l’istituto ha fatto una copertura di 931 milioni (14%)”. L’effettivo ammontare da pagare, dunque, dipenderà dall’esito delle cause che di norma si concludono con transazioni di valore di gran lunga inferiore. “Escludendo i 3,8 miliardi rivendicati a fine luglio dalla Fondazione Mps per vicende conseguenti all’acquisto di Antonveneta le cui motivazioni sono considerate molto opinabili – scrive Dimito – il residuo fa riferimento ad operazioni di sollecitazione di pubblico risparmio nei periodi 2008-2011 e 2014-2015, per giungere sino al procedimento di ricapitalizzazione precauzionale di fine 2017”.

Conta evidenziare che al Tesoro il sottosegretario Pier Paolo Baretta e il dirigente Stefano Cappiello stanno ragionando sulla possibilità di valorizzare i crediti di imposta (Dta) maturati sulle perdite pregresse. “Questi crediti potrebbero attestarsi a 3,5 miliardi da far fruttare in un’operazione di fusione con un soggetto che, invece, nella misura in cui c’è certezza sulla recuperabilità delle imposte passate, le può tirar fuori. La possibilità di chiudere pari e patta fra contenziosi e Dta va sottoposta alla Commissione Ue”.

A Bruxelles verrà poi avanzata la richiesta di una proroga del termine di fine 2021 per privatizzare la banca mediante l’uscita dello Stato. Credit Agricole si è messo dunque alla finestra in attesa di sviluppi. “Un intervento dei francesi su Siena – conclude Dimito – aprirebbe la strada a un matrimonio potenziale Unicredit-Banco Bpm. Ma sul risiko di Gae Aulenti grava l’incognita del rinnovo del cda e la presa di Jean-Pierre Mustier all’interno del board dove gli equilibri sono in evoluzione e lo stesso banchiere francese va dicendo che dopo cinque anni un ceo deve fare altre esperienze…”. Il tempo scorre, e Mps deve essere sistemata.

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