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Il Tar boccia Zingaretti: “No al vaccino antinfluenzale obbligatorio”. Cosa succede ora

Per capire come potrebbe essere un Zingaretti al governo, basta vedere quel che combina nella Regione che amministra. Dopo il caos mascherine e la mala gestione dell’emergenza Covid, il leader del Pd ne combina un’altra. Mentre in conferenza stampa ufficializzava l’obbligo di mascherina all’aperto h24 nella Regione Lazio, il Tar annullava la sua ordinanza sui vaccini, precisando che l’“obbligo del vaccino è di competenza dello Stato”. Il vaccino antinfluenzale obbligatorio per over 65 e operatori sanitari, previsto dall’ordinanza della Regione Lazio dello scorso aprile, continua dunque a essere oggetto di controversia.

Oggi in conferenza stampa il presidente della Regione Zingaretti, parlando della vaccinazione antinfluenzale 2020-2021, ha detto: “Ricordiamo che nel Lazio il vaccino è obbligatorio per over 65 e operatori sanitari”. La decisione, presa con l’ordinanza firmata il 17 aprile scorso, prevede l’obbligo, per le persone con più di 65 anni e per chi lavora negli ospedali e nelle case di cura, di vaccinarsi contro l’influenza. La mancanza del vaccino comporterà per i primi il divieto di accesso ai centri anziani e ad altri luoghi di aggregazione, e per i secondi la sospensione temporanea dell’idoneità alla professione.

Nel Lazio la campagna vaccinazioni antinfluenzali parte ufficialmente il 15 ottobre, ma chi rientra nelle categorie che hanno diritto al vaccino gratuito (bambini da 6 mesi a 6 anni e over 60) può già prenotarsi presso il medico/pediatra. Il Tar del Lazio, però, ha accolto il ricorso dell’Associazione Codici Nazionale e del Lazio, e ha dunque respinto la validità dell’ordinanza firmata da Zingaretti il 17 aprile.

Come precisa money.it, “pur riconoscendo che le Regioni possano legiferare su questioni di competenza dello Stato (come appunto la sanità), devono comunque essere rispettati i principi fissati dalla legge statale. L’obbligatorietà del vaccino antinfluenzale è un’operazione complessa e articolata che tocca il campo della libertà del singolo e della tutela della salute individuale e collettiva, e pertanto non potrebbe essere derogata dalle regioni neppure in senso più restrittivo”.

La sentenza del Tar afferma che la “normativa emergenziale Covid non ammette interventi regionali simili in materia di vaccinazioni obbligatorie. L’ordinamento costituzionale non tollera interventi regionali di questo genere, diretti nella sostanza ad alterare taluni difficili equilibri raggiunti dagli organi del potere centrale”. I giudici non mettono in discussione la ragionevolezza della misura, ma il fatto che la sua introduzione non è di competenza della Regione ma soltanto dello Stato.

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