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Tutti contro Arcuri. Tensioni e malumori investono il commissario per la gestione dell’emergenza coronavirus

Pubblicato il 25/03/2020 17:35 - Aggiornato il 26/03/2020 12:41

I dubbi, che si erano sollevati in merito alla nomina da parte del premier Giuseppe Conte di Domenico Arcuri come commissario per la gestione dell’emergenza coronvirus, sembrano trovare riscontro nei fatti. 

In passato, come espresso nell’articolo pubblicato su “Il paragone”, Arcuri aveva già ricevuto delle accuse dalla Commissione europea sulla carente gestione degli interventi finanziati dal Pon R&C (Piano operativo nazionale Ricerca & competitività).

“La Verità” rivela quali sono le diverse critiche mosse nei confronti del Commissario. Una crepa pericolosa è la tensione provocata a causa del suo “modo accentratore” di interfacciarsi con le regioni. Non vi è la condivisione delle decisioni. Non avviene la comunicazione della scelta dei carichi di materiali. Borrelli per facilitare gli interventi, fin dall’inizio communicava in anticipo i carichi dei materiali che sarebbero stati inviati.  E alla richiesta da parte delle regioni di sapere, Arcuri riponde: “Dovete fidarmi di me e basta”.  Un ulteriore aspetto che infastidisce è il continuo utilizzo di metafore di guerra. Ad appesantire la situazione è la mancanza di puntualità. Da quando é arrivato Arcuri l’inizio delle riunioni slitta abitualmente di 20 minuti. Mentre il capo della protezione civile, Angelo Borrelli, arriva da sempre alle riunioni con 5 minuti di anticipo. Un ulteriore aspetto che infastidisce è il ripetuto utilizzo di metafore di guerra: “Le mascherine non sono come la pasta. Siamo all’interno di una guerra commerciale, molto dura con tanti speculatori. Ma ci sono Paesi che sono amici dell’Italia e che ci aiutano a dotarci di alcune “munizioni”.”

E’ evidente, pertanto, che l’arrivo di Arcuri abbia suscitato malumori e tensione. Dunque a questo punto viene spontaneo domandarsi se l’ambiente di tensione che si sta creando sia il giusto terreno per gestire e coordinare la situazione emergenziale, già delicatissima di suo, in cui riversa l’Italia.

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