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Sono oltre mille, inutili e con poche donne. Task force Covid-19, i numeri parlano chiaro

Tutti sanno che il governo ha istituito una complessa e articolata catena per la gestione dell’emergenza sia su scala locale che nazionale. Forse non tutti hanno notato però ciò che emerge da uno studio condotto da “openpopolis”. Uno dei mali cronici del nostro paese si rivela anche attraverso questo contesto: la mancanza di parità di genere. L’80% degli esperti coinvolti sono di genere maschile. Mentre nel comitato tecnico-scientifico sono tutti uomini. 

Per rendersene conto basterebbe dare una veloce occhiata ai volti che sono diventati più familiari a tutti gli italiani, comunicazione dopo comunicazione: il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro della Salute Roberto Speranza, il capo della Protezione civile Angelo Borrelli, il commissario straordinario Domenico Arcuri, il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro, il capo della task force per la fase 2 Vittorio Colao, il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli. Si nota con facilità che manca la presenza femminile. Nemmeno una donna.

Proprio per la complessità del quadro, openpolis ha voluto fare ordine sulla rete di chi sta gestendo la crisi. L’attività ha portato al censimento di oltre 1.400 incarichi, tra strutture pre-esistenti e quelle create ad hoc. Da questo emerge che, non solo il numero di donne è nettamente inferiore, ma più ci si avvicina al vertice della catena di comando, più la forbice tra uomini e donne aumenta. Uno sbilanciamento che rispecchia tutta la mappa generale del potere in Italia tra incarichi istituzionali, presidenze di comitati, commissioni, istituti, insomma tutti aventi in grandissima maggioranza sono uomini alle posizioni di vertice.

Sono state censite le prefetture, guidate da donne al 39,05% -questa risulta essere la percentuale più alta raggiunta- ; gli assessorati regionali alla sanità e alla protezione civile; le strutture regionali ad hoc (unità di crisi, task force, soggetti attuatori, comitati); le strutture nazionali chiamate a un ruolo centrale nell’emergenza come l’agenzia per il farmaco (Aifa) e le task force create in queste settimane a coadiuvare il lavoro della Protezione civile e del governo.

Molto probabile che se ci fossero stati volti femminili la percezione e le strategie sarebbero state differenti. Ma questo purtroppo non lo sapremo mai. 

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