Vai al contenuto

“Solo l’Italia ha subito questa imposizione”. Come funziona “la piovra” europea del PNNR

Pubblicato il 07/03/2023 12:38

Come sappiamo la trappola del PNRR è scattata sull’Italia: in primis la maggior parte di tali soldi andrà restituita con gli interessi, a fronte di una volutamente complessa burocrazia fatta di infiniti controlli e vincoli (con risultati di difficile valutazione), in secundis per la dubbia utilità di molti progetti, che non avremmo mai fatto, sia per i loro ritorni sia per l’oggettiva necessità degli stessi: non maggiori investimenti per ospedali e cure sanitarie, ad esempio, ma piani graditi alla casta europea (l’elenco è lungo, purtroppo, e non esaustivo), che spinge su:
1)investimenti per aumentare controlli informatici e tramite videosorveglianza sui cittadini ignari;
2)laboratori di batteri e virus sperimentali la cui sicurezza è fallace (oltre che i dipendenti hanno immunità totale, non pagano le tasse, sono sotto giurisdizione internazionale…);
3)impianti sperimentali di idrogeno verde, costoso e inefficiente vista la mancanza di eccedenza di produzione da fonti rinnovabili in Italia, che anzi ha aumentato negli ultimi mesi l’import di elettricità;
4)acquisti e ristrutturazione di centri sociali occupati… (Continua dopo la foto)

Il terzo aspetto negativo del PNRR è l’ulteriore repressione fiscale (ricordiamo l’invio di 2,5 milioni di avvisi “bonari” a cui seguiranno accertamenti molto meno bonari ai contribuenti, tramite un nuovo sistema creato ad hoc di algoritmi), perdita di democrazia e potere decisionale sugli asset strategici italiani, da quelli per il turismo, come la famosa diatriba sulle concessioni balneari, su cui i  grandi player stranieri vogliono mettere le mani a discapito dei piccoli imprenditori italiani che da sempre le gestiscono, ad asset energetici come le concessioni di impianti idroelettrici.

In questo articolo analizziamo l’ultimo punto. Anche perché la premessa fa venire i brividi: i politici italiani, a partire da Draghi, hanno svenduto la dignità prima ancora che il proprio paese: l’Italia è infatti l’unico stato dell’EU a cui le famigerate clausole del PNRR impongono di mettere a gara le concessioni idroelettriche. Cosa illogica e non gradita, ovviamente, a chi è avvezzo ad essere onesto e non corruttibile dagli euro-burocrati che eseguono (non certo senza un loro tornaconto personale) gli interessi delle lobbies.
L’assurdità è che la procedura di infrazione avviata ormai dieci anni fa sul settore è stata archiviata nel settembre 2021, poiché si è compreso che la concorrenza nell’ambito delle concessioni idroelettriche non porta nessun tipo di utilità marginale e quindi ogni stato può decidere per sé. Cosa trattiene dunque il Governo Meloni a fare gli interessi degli italiani e non delle lobbies internazionali? Il vero ostacolo è appunto l’impegno a carico dell’esecutivo, inserito tra i 500 obiettivi del PNRR, di legiferare ai fini di fare le gare nel settore idroelettrico. (Continua dopo la foto)

Il timore è che la spinta a ricercare investimenti rinnovabili possa portare nelle mani di investitori esteri (come le oil majors che devono fare greenwashing) il controllo di questi asset. Ad oggi, invece, le concessioni sono in mano a società partecipate dal pubblico, sia a livello centrale, come ENEL, sia a livello locale (i comuni e le province azioniste delle local multi-utilities, che quindi hanno un forte legame con il territorio per la gestione del ciclo idro integrato). Quindi, è assolutamente necessario tutelare la risorsa idrica come asset strategico nazionale, per garantire la generazione di energia e la disponibilità di acqua, soprattutto considerando la situazione di persistente siccità attuale nel nord Italia, dove c’è un deficit di circa il 60% di accumulo delle acque, pari a oltre 2 miliardi di metri cubi. Da fine gennaio si registrano oltre 40 giorni di secca; la neve è scarsa, le falde si sono abbassate ai minimi storici registrabili ed è da 15 mesi che le piogge cumulate risultano sotto la media storica.