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“Si accanì sui No Green Pass”. Trudeau, la giustizia trionfa. Cosa è successo

Pubblicato il 25/01/2024 10:39 - Aggiornato il 25/01/2024 10:49

Non capita spesso, ma a volte la giustizia trionfa davvero. Basta che ci sia un giudice indipendente e di buona volontà, che non si piega alla narrazione mainstream ed è disposto a rompere il muro di omertà. In questo caso, quello che ha circondato le azioni di troppi personaggi pubblici durante il periodo della pandemia. E’ davvero clamorosa la notizia che arriva dal Canada. Il Premier Trudeau, che si era distinto per azioni particolarmente feroci contro i camionisti che protestavano contro il green pass e la vaccinazione obbligatoria, è stato condannato da un giudice federale, Richard Mosley, per avere “vessato” i no green pass. Facciamo un passo indietro e ricordiamo cosa successe Oltreoceano. A fine gennaio 2022 era iniziata una sollevazione dei camionisti canadesi. Dopo che il governo aveva imposto loro la vaccinazione obbligatoria per poter continuare a lavorare. (continua dopo la foto)

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Il giudice federale Richard Mosley

Una protesta molto dura, che si era spinta sin davanti ai palazzi del potere. La reazione delle istituzioni, e in particolare di Trudeau, era stata feroce. Dopo un iniziale braccio di ferro, per bocca del ministro delle Finanze Chrystia Freeland, il governo aveva annunciato ai camionisti che “se avete usato i vostri camion per protestare, i vostri conti saranno congelati e l’assicurazione del vostro veicolo sarà sospesa”. Una misura inaudita, liberticida e violenta. Che aveva sollevato proteste all’interno dello stesso governo canadese. “Ci sarà tolleranza zero per nuovi blocchi”, aveva aggiunto la Freeland. “Le pene che abbiamo deciso sono certe e faranno male. Possiamo seguire il flusso del denaro, possiamo vedere cosa fate in tempo reale e siamo determinati a far finire tutto ciò”. Un messaggio a metà fra una minaccia inconcepibile e il Grande Fratello di orwelliana memoria. (continua dopo la foto)

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Addirittura ai manifestanti era stato impedito di procurarsi cibo per il sostentamento, anche per le loro famiglie. Persino la rete di solidarietà che si era formata spontaneamente per aiutarli era stata spezzata senza pietà. Ora, però, giustizia è stata fatta. L’azione del giudice Mosley è partita da quattro iniziative legali organizzate da gruppi di difesa delle libertà civili. E la sentenza è stata favorevole a chi contestava l’operato di Trudeau. Secondo il giudice, il governo ha “violato la Carta dei Diritti del Canada”. Mosley ha spiegato anche che inizialmente la sa personale visione pendeva più dalla parte del governo. Ma dimostrando grande onestà intellettuale, nel corso dell’udienza la sua posizione è cambiata. (continua dopo la foto)

Il ministro delle finanze Freeland

“Ho ascoltato le testimonianze dei manifestanti”, ha spiegato il giudice. “Le prove fornite e le loro argomentazioni mi hanno fatto cambiare idea”. E ha concluso: “Le misure decise da Trudeau hanno violato il loro diritto a essere al sicuro contro perquisizioni e sequestri irragionevoli”. La faccenda non si chiude qui. Il governo federale ha già annunciato che si appellerà contro la sentenza. E’ stata ancora Chrystia Freeland a cercare di giustificare l’operato liberticida di Trudeau e dei suoi. “La sicurezza pubblica dei canadesi era minacciata, la nostra sicurezza nazionale era minacciata”, ha detto. “In quel momento ero convinta che fosse la cosa giusta da fare”.

Affamare cittadini, limitare il loro diritto di protesta e libertà d’espressione, prendersela con le loro famiglie (cosa odiosa, che di solito caratterizza l’operato dei criminali, non delle istituzioni), per Freeland era la cosa giusta da fare. Per fortuna il giudice Mosley ha deciso in un altro modo. Fra poco in Canada ci saranno le elezioni comunali, provinciali e federali. E’ ovvio che Trudeau si appelli alla sentenza. Teme di perdere voti. Vedremo come andrà. Questa vicenda, però, una cosa l’ha insegnata: che un giudice retto e imparziale, se vuole, può difendere i diritti dei cittadini e la loro libertà. E non è un esempio da poco.

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