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Robot fatti di cellule umane. Ora sono realtà. Di cosa si tratta: “Sono letteralmente vivi”

Pubblicato il 06/12/2023 20:35 - Aggiornato il 06/12/2023 20:43

Il progresso tecnologico, in ogni ambito, procede a una velocità che in pochi si sarebbero immaginati. E’ come aprire un libro di fantascienza e scoprire che ciò che c’è scritto, e che fino a ieri sembrava impossibile, è diventato realtà. Così, le nuove frontiere della medicina rigenerativa ci mettono di fronte a qualcosa di veramente pazzesco: la creazione degli Anthrobot. Si chiamano proprio così e sono robot viventi, entità artificiali fatte di cellule umane. Sono stati creati da un gruppo di ricercatori in collaborazone con due università americane: Tufts e Harvard. E rappresentano potenzialmente la nuova era della medicina. Una novità così dirompente che apre la strada alla cura di malattie sino a oggi ritenute letali. (continua dopo la foto)

Ma come sono fatti gli Anthrobot? Innanzitutto hanno dimensioni microscopiche: si va dallo spessore di un capello umano alla punta della mina di una matita. Se potessimo osservarli a occhio nudo, avrebbero l’aspetto di piccole macchie colorate. Sono originati a partire da singole cellule che provengono dalla trachea. Questo perché le cellule tracheali sono dotate di minuscole ciglia chiamate Cili. Così, gli Anthrobot sfruttando le proprietà dei Cili sono in grado sia di strisciare sulle superfici, sia di nuotare nei liquidi. L’obiettivo è utilizzare, per realizzarli, le cellule dei pazienti stessi, per evitare le risposte immunitarie del corpo che creano il rigetto. Così si potrebbe evitare di somministrare ai pazienti i farmaci immuno soppressori. Purtroppo non siamo ancora in grado, per ora, di utilizzare questi bio robot nella medicina umana. Prima occorre approfondire le ricerche in corso e avviare la fase di sperimentazione.

Ma le potenzialità di questi micro androidi sono già evidenti. Create usando uno stampo dalla forma adatta, queste strutture sono in grado di muoversi autonomamente e possono anche assemblarsi fra loro. In un esperimento svolto di recente, i ricercatori hanno coltivato in laboratorio uno strato di neuroni, per poi in seguito danneggiarlo con un laser. A quel punto hanno aggiunto un’alta concentrazione di Anthrobot. Che, sorprendendo gli stessi scienziati, hanno innescato la guarigione del tessuto nervoso e hanno fatto ricrescere i neuroni compromessi. Un risultato così sorprendente che non è ancora chiaro come avvenga questo processo. Anche perché i neuroni umani sono fra le strutture più complesse in natura. (continua dopo la foto)

Ora per i ricercatori la sfida è quella di rendere fruibili i bio robot per la cura dei malati. Anche se siamo ancora in fase di sperimentazione, le loro potenzialità appaiono veramente straordinarie. Gli autori dello studio sostengono che attraverso questi strumenti sarà possibile riparare il midollo spinale e i nervi della retina. Una rivoluzione senza precedenti per chi ha subito traumi invalidanti con la conseguente paralisi degli arti. E anche per chi soffre di malattie degenerative che portano alla cecità o comunque alla riduzione della vista. I bio robot potranno poi rilevare sia batteri che portano infezioni, sia le cellule tumorali. Per poi segnalarli al sistema immunitario o addirittura risolvere direttamente il problema. Si potranno aiutare le persone malate o sofferenti per il cuore, eliminando le placche che ostruiscono le arterie dei pazienti. E tanti altri utilizzi potranno essere implementati con l’esperienza. (continua dopo la foto)

Gli Anthrobot, dunque, potrebbero cambiare le nostre vite e rivoluzionare la nostra struttura sociale. Ma le loro potenzialità portano con sé domande etiche, morali e legali. Dovremmo innanzitutto rivedere la nostra definizione di vita artificiale. Riflettere sul rispetto della dignità umana. Prevedere la responsabilità di eventuali danni imprevisti che gli anthrobot, introdotti nel corpo, potrebbero provocare. Ci sarebbe poi una questione che forse dovremmo porre davanti a tutte. Se i bio robot riducessero in maniera drastica la mortalità e prolungassero di molto la durata della vita, sorgerebbero grossi problemi di gestione sociale. Nonché di etica: per esempio, queste tecnologie sarebbero appannaggio solo di pochi soggetti benestanti o sarebbero messe a disposizione di tutti? Intanto che aspettiamo che gli Anthrobot entrino definitivamente a far parte del nostro quotidiano, è il caso che riflettiamo bene su queste domande. Le risposte non sono facili, ma sono necessarie per non farci trovare impreparati.