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Clamoroso autogol di Riotta, nel tweet ammette: “In terapia intensiva le nonne vaccinate”

Il tweet di Gianni Riotta è fantastico. Un clamoroso autogol che rischia di diventare il simbolo perfetto del cortocircuito governativo. Scrive Gianni Riotta sulla “quarta ondata” Covid: “Bambini figli di no vax a scuola contagiano i compagni che poi a loro volta mandano in terapia intensiva le nonne fragili e per fortuna vaccinate. È una dolorosa storia vera di cari amici e mi chiedo: fin quando tollereremo questi pericolosi intolleranti?”. Tralasciando la prima parte, vergognosa, in cui attacca direttamente i bambini, nella seconda parte del tweet sostanzialmente ammette che a finire in terapia intensiva sono le persone vaccinate. (Continua a leggere dopo la foto)

Adesso sulla bocca di tutti ci sono infatti i bambini “no vax”, sono loro i nuovi untori da convertire, se proprio non si riesce a convertire quei genitori brutti e cattivi che non tengono alla salute pubblica e a quella dei loro figli. Sono i bambini nella retorica di questi giorni i colpevoli di mandare in quarantena i compagni di classe e all’altro mondo le nonne. Scrive giustamente il giornale di Nicola Porro: “Primo: dipende dall’età dei pargoli in questione (sotto i 12 anni, per ora, tutti i bambini sono “no vax”), ma poco cambia essere figli di Puzzer o eredi di fieri sostenitori del generale Figliuolo. I vaccini, come noto, non proteggono al 100% dall’infezione dunque anche il figlio di un vaccinista convinto come Fauci potrebbe trasmettere il virus”. (Continua a leggere dopo la foto)

Secondo: “Se il siero serve per evitare la malattia grave e, in subordine, il decesso dei “più fragili”, che colpa ne hanno i pericolosissimi poppanti figli di “no vax” se l’infezione ha bucato la protezione del siero dei compagni (vaccinati?) che a loro volta hanno portato il virus ha casa mandando in terapia intensiva i nonni? Ci sarà anche un po’ di sfiga, in questa storia. Se poi quegli anziani signori erano protetti da Pfizer o Moderna, c’è poco da star sereni nel dire che “per fortuna” erano vaccinati. Perché il siero magari se lo erano fatto inoculare proprio per evitare di finire intubati e per poter vedere i nipotini senza preoccuparsi delle conseguenze. Se non ha funzionato, il problema è un altro”. Bisognerebbe poi far leggere a Riotta quel che afferma Francesco Vaia. (Continua a leggere dopo la foto)

Secondo il direttore dello Spallanzani di Roma, infatti, “sottoporre alla campagna vaccinale i bimbi ha senso solo se questi hanno altre patologie gravi”, per proteggere insomma loro stessi “da un virus che, associato ad altre malattie, può rivelarsi grave”. Ma se invece i bambini sono sani, Vaia non vede la “necessità di vaccinarli”. E i motivi sono tre: “Uno: qualsiasi farmaco può dare effetti collaterali” e questi vanno evitati “quando non è indispensabile”.

Due: “Si dice che i piccoli si contagiano e contagiano anche gli altri, ma analizzando i dati non si può dire che al momento la loro incidenza sul propagarsi del virus sia forte”. Tre: “La solidarietà sociale da chi ha meno di 12 anni rasenta l’ideologia e il fanatismo. Il vaccino non va fatto ai bambini per impedirgli di contagiare gli adulti, ma solo se sono fragili di loro”. Non ha senso, ragiona Vaia, vaccinarli per “proteggere gli anziani”. E l’autogol di Riotta resterà negli annali.

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