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Paragone: “Gravissimo che demonizzino i genitori che non vaccinano i figli”

Gianluigi Paragone, leader di Italexit, continua la sua battaglia contro il Green pass e contro la gestione folle dell’emergenza da parte del governo Draghi: “Decidono tutto loro e la gente può solo accettare, senza fiatare. Chi prova a sollevare delle questioni finisce per essere bollato come ‘disertore’ o ‘attentatore della salute altrui’. Mi sono stufato delle balle: da mesi, tutto è coperto dal segreto e da questa assurda convenzione a tacitare”. In una lunga intervista a La Verità, Paragone va all’attacco su tutti i fronti caldi, a partire dal ritorno dei toni allarmistici come “Quarta ondata” e “mezzo milione di morti entro febbraio”. Paragone non ci sta: “È tutto funzionale a una decisione già presa: la proroga dello stato di emergenza”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Se mettiamo in fila una serie di elementi – analizza paragone – si capisce benissimo che il loro unico interesse è quello di creare le condizioni per allungare lo stato di emergenza. Le terapie intensive, per esempio. Per il professor Franco Locatelli, ‘fino ai 59 anni di età non ci sono vaccinati ricoverati’, ma non è così. Il bollettino del 27 ottobre riporta 16 ricoverati under 59 vaccinati con ciclo completo. Viviamo nell’opacità dall’inizio della pandemia. I dubbi sui vaccini nascono, in parte, proprio dalla segretezza assoluta dei contratti. E prima dei vaccini c’è stato il mistero sui dispositivi di protezione, le famose mascherine. Stiamo dimenticando tutto, ma troppe domande restano ancora senza risposta. I contratti? Segreti. I numeri? Segreti anche quelli. Quando si sono attivate le Procure siamo venuti a scoprire una minima parte di quello che è successo, ma la storia è ancora da scrivere”. (Continua a leggere dopo la foto)

Continua Paragone: “Ci dicono che l’unico modo per onorare i morti è scoprire la verità, peccato che alla Commissione di inchiesta sulla gestione della pandemia sia inibita la possibilità di indagare sulle responsabilità del governo o della regione Lombardia. Anche per questo hanno bisogno dello stato di emergenza, per coprire le eventuali responsabilità del passato. Una bolla impermeabile, impossibile da bucare. E che serve a mantenere al loro posto i Figliuolo, i Locatelli e tutti i virologi che nel circolo mediatico hanno trovato l’America. In uno stato di emergenza perpetuo, ci si ritrova nella condizione di non dover rispettare gli equilibri costituzionali. Siamo passati dai Dpcm di Conte all’abuso del voto di fiducia del governo Draghi. Buffo, visti i numeri blindati in Parlamento. Ma guai a disturbarne il lavoro: sono tutti lì, incantati, che sbrodolano con i complimenti”. (Continua a leggere dopo la foto)

Sul lavoro Paragone è durissimo: “Non so quale parte abbia intenzione di recitare Landini, ma resta il fatto che molte libertà sono già state limitate. Sul green pass i sindacati hanno mollato: sarebbe bastato portare i lavoratori in piazza per evidenziare le criticità dello strumento. E invece hanno preferito voltarsi dall’altra parte. Per fortuna restano i cortei a porre un minimo di dissenso in questo Paese, anche se stanno facendo di tutto per spaventare i manifestanti: conosco persone colpite da fogli di via o altre contestazioni, con il divieto di entrare a Milano. Anche per andare a lavorare, devono inviare una mail in Questura”. (Continua a leggere dopo la foto)

Stefano Puzzer, il leader dei portuali di Trieste, si ritrova nella stessa situazione dopo la manifestazione di Piazza del Popolo, a Roma, della scorsa settimana. “Stefano Puzzer è un simbolo sfuggito dal radar del Viminale, per questo lo hanno punito. Prima con gli idranti, usati per disperdere i manifestanti pacifici di Trieste, e poi con il daspo da Roma. Dovrebbe esportare la sua protesta a Bruxelles, di fronte alle sedi delle istituzioni europee: vediamo se anche lì hanno il coraggio di ricorrere al daspo o ai bavagli. Il doppiopesismo è stato evidente sin dall’inizio. Cambiano gli interpreti, non la sostanza: non ho visto divieti quando c’era da celebrare la vittoria della nazionale di calcio. Così come non sento critiche quando si scende in piazza a sostegno del ddl Zan o del clima”. (Continua a leggere dopo la foto)

Sul ricorso alla Corte Costituzionale contro il green pass in Senato Paragone dice: “L’idea è quella di sollevare quanto prima il difetto di costituzionalità di questo strumento. In quanto attori protagonisti, riteniamo che dover presentare un foglio per esercitare il mandato da parlamentare sia una ferita gravissima. Non vorrei che si arrivasse al paradosso per cui una maggioranza, più o meno larga, possa decidere di comprimere gli spazi dell’opposizione, magari inventando emergenze sempre nuove: ieri l’economia, oggi il Covid, domani il clima, come ha lasciato intendere il ministro Cingolani. Vorrei arrivare a un pronunciamento della Corte. Allargando il discorso a tutti i lavoratori, penso che un vulnus costituzionale ci sia: non è scritto da nessuna parte che un operaio debba mostrare un documento per esercitare il diritto di lavorare e di onorare un contratto. Non è scritto da nessuna parte che, per accedere al posto di lavoro, i non vaccinati siano costretti a pagarsi un tampone”. (Continua a leggere dopo la foto)

Sul ddl Zan: “Contesto un fatto di fondo: i partiti che lo sostengono non possono pensare di allargare la platea dei diritti a persone che si ritengono discriminate dopo aver affossato i diritti dei lavoratori. Non ho problemi ad aggravare le pene nei confronti di chi discrimina, ma non è possibile che il Parlamento si impegni su questo mentre i lavoratori vengono penalizzati per andare a lavorare”. Un’inchiesta del British Medi-cal Journal ha svelato una serie di gravi carenze nelle procedure utilizzate nel corso del trial di fase 3 del vaccino Pfizer. In Italia quasi non se n’è parlato. Attacca Paragone: “In Italia ci siamo preoccupati dell’emergenza sanitaria in Gran Bretagna quando i giornali inglesi parlavano di tutt’altro. Ora accade la stessa cosa. Siamo arrivati alla situazione per cui mi ritrovo in commissione Vigilanza Rai con il Partito democratico che attacca Report per aver indagato su determinati studi e ricerche condotti sui vaccini. È assurdo, come se il giornalista dovesse rinunciare al dovere di informare. Tutto si tiene, e si torna ancora alla stessa domanda: chi ha interesse a perpetuare una narrazione a senso unico?”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Io sospetto che si ripeterà quello che abbiamo visto con la bolla finanziaria: scopriremo che le agenzie di controllo non sono poi così terze rispetto ai controllati. Le case farmaceutiche hanno un solo timore: le sentenze di condanna per i casi di violazione. Eppure, sui vaccini saranno in una botte di ferro, grazie alla manleva totale consentita dall’Unione europea. Le multinazionali sono diventate dei meta-Stati, ai quali gli Stati si sono arresi. Il fatto che Facebook abbia cambiato nome – Meta, per l’appunto – non è casuale”. La pillola antivirale contro il Covid? “La guerra della pillola ha enormi ricadute in borsa: non è un caso che sia già partita la corsa all’efficacia maggiore”. (Continua a leggere dopo la foto)

A dicembre dovrebbe partire la somministrazione del vaccino ai bambini. Conclude Paragone: “Trovo che il dibattito senza resistenza alcuna sia di una violenza incredibile. Oggi chi rifiuta il vaccino è trattato come una specie di mostro, nonostante si avvalga della stessa norma che consente il diritto di vaccinarsi. Con i bambini, hanno intenzione di ripetere lo stesso schema?”.

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