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Prima Cotticelli poi Zuccatelli. Così non ci salveremo mai

di Gianluigi Paragone.

Dunque ci voleva la televisione per rendere pubblico un burocrate, per sentirlo parlare, per vederlo muoversi, per materializzarlo agli occhi dei cittadini. I burocrati durano perché non si fanno vedere.

Ci voleva dunque un azzeccatissimo servizio televisivo – Titolo V raitre – per far dimettere l’ennesimo commissario alla sanità calabrese, l’ex generale Saverio Cotticelli, il quale oggi si dichiara vittima di un agguato mediatico. Ovviamente non ci sono stati agguati di nessun tipo, basta guardare quel servizio per accorgersi del degrado operativo in capo a questo signore messo lì dal primo governo Conte e confermato sostanzialmente con il recente decreto Calabria di pochi giorni fa; un commissario che in questi mesi nessuno ha controllato da Roma con serietà, il tempo sufficiente per capire a chi affidavano una fase drammaticamente delicata. Perché sarebbe bastato un pomeriggio di colloquio serio per capire quello che il giornalista ha catturato con telecamere e microfono in un’ora.

Si è dimesso e al suo posto arriva Giuseppe Zuccatelli. Se si clicca il suo nome nei motori di ricerca risalta immediatamente un video in cui diceva che per trasmettere il virus da positivi bisogna baciarsi per quindici minuti. Insomma un genio. A Palazzo Chigi gli esperti della comunicazione non mancano, se quindi Conte e Speranza hanno pensato a lui per sostituire chi era stato sputtanato in tv, a questo punto è meglio alzare le mani e arrendersi perché non ne usciremo vivi.

Cotticelli e Zuccatelli sono gli ultimi due commissari in una Regione che non merita tanta sciatteria e tanto menefreghismo: il disastro sanitario combinato ora, a seguito del lockdown, al crollo economico sono due diversi danni che – causati da tale comportamento irresponsabile – dovrebbero muovere i cittadini ad una class action contro l’ex generale commissario. (Vi pare possibile infatti che un sindaco può essere chiamato a processo se non copre una buca che è causa di incidente stradale, mentre la mancata copertura per “ignoranza” o “inazione” delle terapie intensive non è causa di responsabilità diretta per nessuno?)

Si è dimesso? Era il minimo ma sembra una rivoluzione laddove molti altri continuano a restare al loro posto nonostante gli obbrobri commessi e denunciati in televisione. L’ultima puntata di Report, per esempio, ha raccontato di un rapporto stilato da un gruppo di ricercatori Oms, visionato e vistato dai piani alti e poi fatto misteriosamente sparire perché inchiodava pesantemente il governo italiano e alcuni suoi ex alti dirigenti al ministero della salute. Come mai è sparito? Chi ne ha chiesto la rimozione nonostante la fondatezza delle tesi? Chi protegge Ranieri Guerra, ieri al ministero e oggi direttore aggiunto all’Oms? Perché tanta segretezza e tanti silenzi da parte del ministro nonché scrittore di libri ritirati, Roberto Speranza?

Per fortuna la procura di Bergamo ha aperto una indagine grazie al lavoro prezioso dell’associazione “Noi Denunceremo” la quale vuole sapere le responsabilità politiche della pandemia e del perché non ci fosse un piano pandemico. Ovviamente quel che ha raccontato Report (sempre sulla bocca di tutti quando fa i reportage sulla Lega) non è stato ripreso da nessuno: come mai? Perché i cittadini non devono sapere?

Sempre – e chiudo – a proposito di figli e figliastri, ho un’ultima storia da raccontare. E parte dalla nomina di Maria Luisa Pellizzari al ruolo di vicecapo della polizia: sinceri auguri, è una donna che si è meritata la posizione. Personalmente non conosco la dottoressa Pellizzari però ho visto le sue foto e mi è balzato all’occhio il tatuaggio di un geco al polso destro. Cosa c’entra?, mi domanderete. C’entra perché sto presentando una interrogazione parlamentare su una ex agente di polizia, Arianna Virgolino, espulsa recentemente per “demeriti estetici”, cioé per un tatuaggio che tra l’altro non aveva più ma del quale lei aveva per eccesso di sincerità raccontato la rimozione ormai ultimata. Il paradosso è che l’ex agente Virgolino veniva cacciata dalla Polizia (ripeto, per il tatuaggio!) proprio il giorno in cui il questore di Lodi la premiava per aver sventato coi colleghi una rissa da far west a Casalpusterlengo. La sua storia è stata raccontata ovunque e ha imbarazzato i palazzi.

Vale la pena domandare alla nuova vicecapo (e lo farò anche nelle sedi istituzionali) se il suo tatuaggio è una specie di emblema della solita casata Del Grillo, quello del Marchese; se così non fosse il tatuaggio non può essere causa di espulsioni. Dottoressa Pellizzari, mi risponde o anche lei farà finta di nulla nella speranza che la gente dimentichi?

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