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Pfizer ora licenzia pure: a casa il 15% dei lavoratori belgi che hanno prodotto il vaccino

Nel bel mezzo della corsa al vaccino, una corsa non solo sanitaria ma soprattutto politica, economica e strategia, una delle aziende protagoniste, il colosso statunitense Pfizer, ha annunciato che delocalizzerà in Romania parte delle sue attività attualmente svolte nel centro di Zaventem in Belgio. Che cosa comporta la delocalizzazione? La riduzione del 15% dell’organico attualmente al lavoro in Belgio e il licenziamento di 38 dipendenti su 238. Una notizia, quella dei licenziamenti, che stona ancora di più alla luce del fatto che presentando il bilancio 2020 Pfizer ha indicato che nel 2021 si attende un aumento dei ricavi di 15 miliardi di dollari grazie al medicinale contro il virus. (Continua a leggere dopo la foto)

La decisione della delocalizzazione e dei conseguenti licenziamenti, come riporta Il Fatto ha suscitato accese proteste da parte dei sindacati anche a causa della tempistica della decisione. “Negli ultimi mesi il personale è stato impegnato in turni di lavoro doppi rispetto al normale per consentire la produzione del vaccino contro il Covid. L’annuncio dei licenziamenti è uno schiaffo a questi dipendenti”, ha affermato Bart Deceukelier, segretario del sindacato belga ACV. (Continua a leggere dopo la foto)

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“Pfizer è principalmente una macchina per profitti” ha continuato Deceukelier, riecheggiando la definizione della casa farmaceutica data da un ex consulente “una strategia finanziaria in forma si azienda”. Il sindacato avverte “Quello che oggi accade qui, domani potrebbe accadere in altri dipartimenti”. Pfizer ha sviluppato il vaccino con la tedesca BioNtech, il primo ad essere autorizzato dalle autorità di vigilanza sui farmaci. (Continua a leggere dopo la foto)

“Gli investimenti per lo sviluppo del farmaco hanno superato i 2,5 miliardi di euro, in parte grazie a risorse pubbliche, soprattutto nella fase iniziale, più rischiosa. Da Unione europea e Germania sono arrivati oltre 400 milioni di euro”.

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