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A Napoli scoppia la guerriglia contro il lockdown: cortei e assalti alle forze dell’ordine

Avevano fatto scalpore le parole allarmistiche del professor Ranieri Guerra, membro dell’Oms e del Comitato Tecnico Scientifico. Ieri aveva detto che un nuovo lockdown avrebbe portato a una rivolta armata e un aumento dei suicidi. Ebbene, Napoli ha subito dato conferma di questa possibilità. La città è tornata ad essere una polveriera. Intorno alle 23, davanti alla sede della Regione Campania, è scoppiata la rivolta contro l’annuncio del governatore De Luca di un nuovo lockdown. La manifestazione è degenerata subito con un fitto lancio di pietre contro le forze dell’ordine che hanno risposto con cariche di alleggerimento.

Alcuni cassonetti sono stati dati alle fiamme e alcuni rovesciati per strada, e da gruppi di giovani incappucciati è partito l’assalto alle auto delle forze dell’ordine: vettura accerchiata, apertura delle portiere e pugni, calci e cinghiate sferrati agli occupanti. Come riporta RaiNews, “all’altezza dell’incrocio con Via Santa Lucia qualcuno ha lanciato bombe carta e fumogeni verso le forze dell’ordine. Prima, nei vicoli del centro storico intorno all’università Orientale centinaia di persone hanno bloccato anche la circolazione pedonale”.

Il flash mob era stato rilanciato dai social e così da ogni parte del centro di Napoli gruppi di ragazzi e non solo si erano dati appuntamento a largo San Giovanni Maggiore e l’università Orientale di Napoli. Una diretta su Facebook incitava alla ribellione civile. Tra le diverse anime scese in piazza anche ultrà della curva dello stadio San Paolo, attivisti di centri sociali e movimenti come Identità insorgenti. Non si esclude che nelle proteste si siano infiltrate frange della criminalità organizzata.

Un ferito alla testa ma in maniera lieve tra le forze dell’ordine, ragazzi che lamentano contusioni tra i manifestanti. A protestare insieme a commercianti e piccoli imprenditori (che sono quelli che hanno mantenuto maggiormente la calma e un comportamento corretto e civile), soprattutto giovani radunatisi nelle zone tradizionalmente frequentate da universitari e galassia antagonista. Una larga fetta della colpa di questa insurrezione e della sua gestione è certamente del presidente del Consiglio Conte e della ministra dell’Interno Lamorgese. Colpevolmente impreparati anche a questo. A una cosa assai prevedibile, proprio come il ritorno di una seconda ondata. L’Italia è in mano a un pugno di incapaci.

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