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“Accordo coi Benetton? Ci ha rimesso lo Stato”. La Corte dei Conti boccia il governo

Pubblicato il 22/12/2021 10:58

Come volevasi dimostrare, i Benetton ci guadagnano ancora. Persino dalla tragedia del ponte Morandi. La Corte dei Conti si è infatti espressa sull’accordo raggiunto tra i Benetton e il governo per la cessione della concessione di Autostrade in seguito al crollo del ponte Morandi. A rimetterci – si legge sul Fatto Quotidiano – per i revisori è lo Stato, che non solo si accinge a sborsare fior di miliardi alla Atlantia (della famiglia Benetton) per comprare la concessionaria prima che il processo faccia chiarezza sulle sue responsabilità nel crollo. Ma rischia pure di essere esposto al pagamento dei risarcimenti dovuti in caso di condanna della stessa. (Continua a leggere dopo la foto)

Lo scrive la Corte dei Conti al ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, che aveva sottoposto alla magistratura contabile l’atto transattivo sottoscritto dal governo con Aspi per chiudere il contenzioso aperto dopo la tragedia del Morandi, ricevendo come risposta una sonora bacchettata, per non dire una bocciatura che pagheranno ancora una volta gli italiani. E menomale che si doveva fare giustizia. Ricordiamo tutti i proclami intorno a questa vicenda, poi messa pian piano a tacere, fino a scomparire, mentre gli affari vanno avanti sotto traccia a gonfie vele. (Continua a leggere dopo la foto)

L’affare – si legge ancora su Il Fatto – sembra soprattutto dei Benetton. Ballano più di 8 miliardi (il valore che verrà pagato ad Aspi dal consorzio guidato da Cdp), ma nulla dimostra che ‘del costo della transazione (3,4 miliardi, ndr ) si sia tenuto conto nella valorizzazione (in diminuzione) delle quote di Atlantia in Aspi. Insomma, in assenza di questi elementi, è impossibile per la Corte valutare l’equilibrio economico dell’accordo e, di conseguenza, il rispetto del principio di economicità'”. (Continua a leggere dopo la foto)

La Corte dei Conti stigmatizza anche l’operato del ministero che prima ha chiesto e poi di fatto ignorato il parere reso a settembre dall’Avvocatura dello Stato, che aveva lanciato l’allarme sull’impatto dell’accordo per la possibile “decadenza” del concessionario. Se due indizi fanno una prova, si può tranquillamente ribadire che sì, “c’è del marcio in Danimarca”.

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