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Il concorso per 330 magistrati era truccato? La rivelazione di Sansonetti

Quante volte abbiamo sentito dire “in Italia i concorsi sono tutti truccati?”. Un mare di volte, e le cronache giudiziarie poi ce ne hanno anche dato conferma. Stavolta, però, a fare scandalo è un concorso in particolare, uno per cui si potrebbe dire “siamo al colmo”. Già, perché si tratta del concorso per diventare magistrati. E cioè un concorso che getterà alcune centinaia di giovani dentro la magistratura, e queste centinaia di giovani potrebbero, nei prossimi anni, trovarsi a chiedere o firmare un ordine di arresto contro qualcuno di noi, o a emettere una sentenza. A svelare cosa c’è dietro questo concorso ci ha pensato Piero Sansonetti su Il Riformista. Cosa è emerso?

“Abbiamo scoperto – scrive Sansoetti – che il concorso per 330 posti di magistrato è stato un pasticcio senza fine. I compiti dei candidati che sono stati promossi erano pieni di sciocchezze (cioè saranno magistrati persone che sanno pochissimo di legge) e per di più moltissimi di questi compiti erano pieni di segni di riconoscimento evidentissimi. E questo legittima il sospetto che i candidati fossero d’accordo con qualche membro della commissione per farsi riconoscere e aiutare”. Ma è solo un sospetto?

Spiega Sansonetti: “Sì, ma è un sospetto robusto, mi chiedo cosa sarebbe successo se fosse uscito fuori che i compiti di qualche altro concorso pubblico erano come quelli dei candidati magistrati. Avvisi di garanzia a tutti, inchiesta e super-inchiesta, intercettazioni, Trojan, arresti e retate. Siccome però la commissione del concorso era composta da ventotto membri dei quali venti sono magistrati, non è affatto detto che scatti una inchiesta. Comunque ancora non è scattata (per ora la magistratura è troppo assorbita dal caso Suarez). Poi, a margine, c’è una seconda questione”.

Conclude Sansonetti: “La commissione che sceglie i nuovi magistrati è una commissione di magistrati. Cioè sono gli stessi magistrati (probabilmente spartiti per correnti) che ammettono i nuovi adepti. Esattamente come in una casta. Anzi in una setta. E poi, chi entra in questa setta, non potrà essere mai giudicato da nessuno e la setta stessa, e il caposetta, gli assicura protezione e impunità. Lui invece – il nuovo adepto – potrà giudicare chi vuole, e se sbaglia non dovrà rispondere. Medioevo? Ma forse nel Medioevo c’era più equilibrio tra i poteri”.

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