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Così Di Maio ha fatto fuori i candidati “sgraditi”: le email che imbarazzano il M5S

Il Movimento 5 Stelle è ormai un morto che cammina. Svuotato di senso, e con tutti i suoi valori appesi al chiodo, ogni giorno lascia intravedere al suo interno uno spaccato significativo di un sogno fallito. Su quella che veniva chiamata “democrazia diretta” c’erano già tanti dubbi, ma oggi un altro tassello viene fuori e la discussione si rianima. Ad accendere una luce sulla questione ci ha pensato Luca Sablone su Il Giornale, riportando delle email che smascherano Di Maio e il suo modo di far fuori gli “sgraditi”. Scrive Sablone: “Come mai molti che hanno frequentato il liceo Imbriani di Pomigliano d’Arco insieme a Di Maio adesso ricoprono cariche istituzionali importanti? E perché è stato fatto fuori dai candidati M5S chi risultava essere sgradito, senza una valida motivazione?”.

L’inchiesta de Le Iene parla di Aniello Nazaria, ex attivista pentastellato che non è mai approdato in Parlamento nonostante fosse stato scelto per la Camera dei Deputati: “Piuttosto che applicare l’articolo 84 della legge elettorale per l’assegnazione dei seggi avanzati in altre circoscrizioni, sarebbero stati applicati altri articoli e criteri con il benestare del M5S”, si legge nell’articolo. “Lui non si è mai abbattuto e perciò si è messo nuovamente in gioco in occasione delle Europee, ricevendo 925 voti dagli iscritti sulla piattaforma Rousseau e classificandosi come primo in Campania. Tutto normale?”, sì. Se non fosse per quella mail arrivata in cui gli viene contestata una sorta di incoerenza sulla candidatura…

Spiega Sablone che però non si tratta di un caso isolato: “Anche in Abruzzo si sono verificati episodi simili negli anni scorsi, con candidati che sono riusciti a passare il turno su Rousseau per poi essere cacciati con poche righe di annuncio: ‘A seguito delle segnalazioni ricevute, e delle ulteriori verifiche effettuate, ti comunichiamo che il Capo Politico ha valutato la compatibilità della tua candidatura con i valori e le politiche del M5S, esprimendo parere vincolante negativo sull’opportunità di accettazione della candidatura. Pertanto ti comunichiamo che il tuo nominativo è stato escluso dall’elenco dei candidati’. Solamente il pensiero di Luigi Di Maio era evidente, visto che non sarebbe mai stata fornita alcuna spiegazione reale”.

Lo sa benissimo Attilio Falchi, che per le Regionali del 2014 scende in campo: i meetup si riuniscono per votare i loro candidati consiglieri e il nome del candidato da proporre nelle urne come presidente di Regione. “Dopo le sessioni di voto, i nomi dei candidati presidente che avrebbero dovuto essere sottoposti a spareggio sul blog risultano essere il suo, quello di Antonio Rullo, Massimo Di Renzo e Massimo De Maio. La prosecuzione delle operazioni per completare il quadro dei candidati avrebbe dovuto riguardare solo loro ma, proprio all’ultimo momento, un semplice “post scriptum” cambia le regole del gioco e – liberalizzando all’improvviso le candidature a presidente di Regione – introduce altri 3 nominativi di soggetti che si sono proposti senza passare dalla volontà della base…”.

Spiega Il Giornale: “Dal famoso post scriptum al voto online degli attivisti passano alcune settimane e ci sono due attività parallele interne, gestite probabilmente dalle stesse persone: ‘Un’attività promozionale a favore di alcuni anche attraverso l’interessamento diretto di figure autorevoli e un’opera denigratoria nei confronti di altri’. Particolarmente colpito è Attilio Falchi che, dichiarando pubblicamente sul suo cv di essere Cavaliere dell’ordine costantiniano di San Giorgio (S.M.O.C.), viene accusato di essere un massone e chiamato a giustificarsi in assemblea pubblica. Alla fine le elezioni on line, chiamate “presidenziarie”, si svolgono con questi risultati: Sara Marcozzi vince con 346 voti, seguita da Attilio Falchi (234)”.

Nel 2018 Falchi risulta candidabile ed eleggibile ai sensi dello Statuto del Movimento 5 stelle: i risultati ufficiali della seconda votazione decretano il suo diritto ad essere candidato consigliere regionale per il M5S essendosi classificato al quinto posto sui sette complessivi disponibili. “Il collegio dei probiviri, però, dopo poco tempo ha apportato un ulteriore ‘correttivo’, istituendo lo strumento anonimo delle segnalazioni”. Spiega dunque Falchi: “Per la prima volta poi sono stato sospeso in via cautelativa sia dall’iscrizione al M5S sia dalla candidatura, estromettendomi per la seconda volta dalla possibilità di concorrere alle elezioni”, ha spiegato in esclusiva a ilGiornale.it.

Un altro caso ha riguardato Ubaldo Nappi, architetto pescarese messo alla porta dalle parlamentarie europee. Sulla sua casella di posta elettronica alle 18:22 del 3 aprile 2019 arriva la tanto temuta mail: il suo nominativo è stato escluso dall’elenco dei candidati. “La causa di tale esclusione sarebbe da ricondurre a dei trascorsi politici con Sergio De Gregorio, il senatore di Italia dei Valori famoso per avere contribuito alla caduta del governo Prodi. Come se non bastasse, le accuse riguardano anche la presenza all’intervento di Gianfranco Fini in occasione di una delle tradizionali kermesse di Fli a Mirabello. Una serie di precedenti che lo hanno visto sparire dalla lista dei 10 aspiranti candidati alle elezioni Europee di maggio per la circoscrizione Sud”.

Nappi viene poi a sapere che ci sarebbero state delle segnalazioni anonime a Roma sul suo passato politico: “Nel Movimento ci sono persone di Rifondazione. Perché io sarei dovuto essere escluso?”. L’architetto ci ha infine raccontato a Il Giornale di essere profondamente deluso dal M5S: “Hanno dimostrato di essere una casta: se tu fai parte del loro giro, automaticamente vai avanti; altrimenti sei fuori”. Nappi infine ha commentato l’accordo di governo con il PD e con Renzi: “Hanno fatto il più grande imbroglio politico della nostra storia politica. Si sono presentati in un modo e oggi fanno completamente l’opposto di ciò che hanno detto. Chi fa parte del M5S, pur di restare incollato alla poltrona, è capace di tutto”, ha concluso.

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