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“L’unico senza mascherina è il cane”. Scoppia la polemica sullo spot dell’azienda italiana

Pubblicato il 03/08/2022 11:37 - Aggiornato il 03/08/2022 14:23

Un’allegra famigliola che si accinge ad andare in vacanza con il fedele amico a quattro zampe, mentre immagina di tuffarsi in acque cristalline. Indubbiamente un bel quadretto, tranne che per le mascherine indossate. Le FFP2 ben aderenti al volto, bambina compresa. E il cane? Anche lui in qualche modo deve lanciare lo stesso messaggio, quindi mettiamogli una bella museruola… Come abbiamo imparato durante il periodo pandemico, la propaganda si fa anche attraverso le pubblicità. In questo periodo, infatti, gli enormi cartelloni pubblicitari, raffiguranti gente imbavagliata, tappezzano le principali città italiane.
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L’unico senza mascherina è il cane: polemica sullo spot

La pubblicità come parte integrante della propaganda di Stato

Come fa notare Byoblu, spot, cartelloni e varie ed eventuali sono sicuramente lo specchio dei nostri tempi. La pubblicità ha l’immenso potere di influenzare l’opinione pubblica su qualsiasi argomento. Quando i posteri cercheranno delle testimonianze del passato vedranno nella pubblicità uno degli strumenti più affidabili per raccontare la società. Chissà cosa penseranno di noi quando rivdranno lo spot di Trenitalia.
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Il messaggio di Trenitalia agli italiani sulla mascherina

La redazione della testata indipendente ha chiesto direttamente agli ideatori della campagna, il gruppo pubblicitario AB comunicazioni, che tipo di messaggio volessero mandare. Provando dapprima un contatto telefonico senza buon esito, sono poi riusciti ad ottenere delle sommarie giustificazioni via mail. Per quando riguarda il messaggio, si parla di un generico “viaggio come un momento di benessere e condivisione”. Mentre la risposta alla foto con mascherine: le FFP2 sono obbligatorie fino al 30 settembre e la museruola è sempre obbligatoria per i cani sul treno. Tutto corretto, eppure è evidente che qui si è fatta una scelta.
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Le regole devono essere rispettate

Le differenze con la campagna pubblicitaria dell’anno scorso sono palpabili: l’estate scorsa si puntava tutto sulla ripresa, su un futuro migliore, più efficiente ed avanzato, e dove nessuno portava le mascherine. Qui si è deciso di fare un clamoroso balzo indietro, normalizzando la mascherina come oggetto di uso quotidiano ma, soprattutto, dando grande risalto alle regole. Leggi ferree che bisogna assolutamente rispettare, pena la reiezione dalla società. Così, in una pubblicità che dovrebbe trasmettere una sensazione di benessere, invece di raffigurare il solito cane felice con la lingua a penzoloni, lo si lascia ingabbiato, dando concretezza visiva all’associazione “popolana” tra le mascherine e le museruole. Un messaggio non proprio invitante.

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