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L’Ue ci ha fregato ancora: così la “rivoluzione verde” penalizzerà l’Italia

Carramba che sorpresa verrebbe da dire, con una notevole dose di ironia, rendendo omaggio all’immortale Raffaella Carrà. Ancora una volta, infatti, l’Italia non fa neanche in tempo a stringere la mano all’Europa che subito si rende conto di essere stata fregata, con la complicità di una classe politica da tempo attenta molto più agli interessi di Bruxelles che a quelli dei propri concittadini. Ecco, allora, che il cosiddetto “pacchetto Ambiente”, parte del piano di rilancio dopo l’emergenza Covid, ora somiglia molto più a una trappola che altro.

In questi giorni infatti, dopo annuncio trionfali sulla generosità dell’Europa nei nostri riguardi, ecco che il governo si è trovato tra le mani un rapporto della Rappresentanza permanente italiana a Bruxelles in cui si segnalavano alcune criticità del Green Deal, in grado potenzialmente di creare molte complicazioni al sistema industriale e sociale italiano, soprattutto per quanto riguarda la revisione del quadro normativo.

L’Italia non vuole, almeno per ora, mettere in discussione gli obiettivi del patto, ma si trova a fare i conti con un sistema in cui si indicano obiettivi comuni ma poi ogni Stato cerca di tutelarsi a scapito degli altri. Con un criterio a punteggio che finirà per penalizzarci anche dove ci sentiamo forti. Per esempio, la nostra posizione sul fronte delle centrali elettriche sarebbe teoricamente già avanzata, rispetto ad altri Stati come la Polonia legata invece ancora al carbone. Ma a quest’ultima basterà chiudere un paio di impianti per ottenere il plaso dell’Ue, mentre per noi dovremo faticare molto di più per scalare la graduatoria.

A preoccupare sono poi le conseguenze che la cosiddetta rivoluzione green avrà su alcuni settori, con una corsa alla digitalizzazione che rischia di far saltare per strada occupazione, quindi posti, quindi stipendi, lasciando tante famiglie abbandonate a loro stesse. A parole, il governo Draghi ha già promesso agli italiani che vigilerà sull’applicazione delle nuove norme. Nei fatti, i timori di chi vede un futuro improvvisamente molto più nero che verde sono ampiamente giustificati.

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