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L’Italia non investe più nell’istruzione: in Europa siamo addirittura all’ultimo posto

L’Italia di Mario Draghi ha assunto col passare dei mesi connotati sempre più definiti, facilissimi da riconoscere. Un Paese governato da politici che vessano i cittadini, calpestano le loro libertà, antepongono gli interessi dell’Europa e delle multinazionali a quelli delle famiglie. E ignorano, puntualmente, i tanti campanelli d’allarme provenienti da ogni settore. L’ultimo, in questo senso, è suonato nel mondo dell’istruzione, dove il gap con il resto del Vecchio Continente, già esistente, è addirittura aumentato con l’esplosione della pandemia.

L'Italia non investe più nell'istruzione: in Europa siamo addirittura all'ultimo posto

Il giornalista ed economista Fabrizio Galimberti, attraverso le pagine de Il Quotidiano del Sud, ha tratteggiato un quadro per nulla lusinghiero del nostro Paese, soprattutto se confrontato con i nostri vicini. Dando un’occhiata a quanto viene speso del Pil per l’educazione terziaria, per esempio, ecco che l’Italia si ritrova addirittura fanalino di coda in Europa, secondo i dati del 2019. Stessa posizione, l’ultima, anche per quanto riguarda le risorse dedicate all’istruzione nel suo complesso.

Tornare a investire sulle scuole e sulle università sarebbe quindi più che mai auspicabile. Anche perché il nostro Paese, nonostante anni di malgoverno, continua a sfornare eccellenze come il fisico Giorgio Parisi, da poco insignito del premio Nobel e che, guarda caso, nel ringraziare tutti per il traguardo raggiunto ha invocato un cambio di rotta nella gestione di una materia preziosa come l’istruzione. L’ennesimo appello che rischia, però, di cadere nel vuoto.

Il premier Draghi ha sì fatto buon viso a cattivo gioco, promettendo impegno e rivoluzioni. Ma sembra molto più concentrato a imporre il vaccino con la forza agli italiani che altro. Anzi, la scuola negli ultimi mesi ha dovuto subire scelte una più scriteriata dell’altra, tra didattica a distanza, quarantene di diverso tipo e ingressi contingentati. Essere ottimisti, con queste premesse, è impresa non da poco.

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