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L’inchiesta di Bergamo travolge Speranza. Crolla la versione del ministro della Salute

Un’inchiesta che rischia di trasformarsi in una valanga, quella sulla gestione dell’emergenza Covid portata avanti in queste settimane dalla procura di Bergamo, pronta a travolgere i protagonisti di una stagione piena di errori e decisioni avventate. A partire dal ministro Roberto Speranza, finito al centro delle indagini. Come raccontato da Francesca Nava sulle pagine di Domani, infatti, il procuratore capo Antonio Chiappani si è espresso così nei confronti del titolare della Salute: “Speranza non ha raccontato cose veritiere, anche questo dovremo valutare”.

Gli investigatori cercano di fare luce sulla gestione della prima ondata di Covid, durante la quale il governo italiano si autoproclamò “modello per tutta Europa” nella battaglia al virus. Col senno di poi, un’espressione non proprio felice. Come rivelato da Domani, la fase istruttoria dell’inchiesta è ormai agli sgoccioli: a oggi sei sono le persone indagate per falso ed epidemia colposa, ma nelle prossime settimane potrebbero arrivare “nuovi avvisi di garanzia”. “Nel frattempo emergono notizie che gettano pesanti ombre sulla gestione italiana della pandemia, chiamando in causa non solo la credibilità di chi ci governa, ma anche la competenza e l’attendibilità dei consulenti tecnici”.

Roberto Speranza, una volta di fronte ai magistrati, ha affermato di “non essersi mai lamentato con il direttore europeo Oms, Hans Kluge, per il contenuto del report curato dal ricercatore Oms di Venezia Francesco Zambon sulla gestione italiana della prima ondata di Covid”. Un report che evidenziava, tra le altre, come il nostro Paese non avesse nemmeno un piano pandemico aggiornato da seguire. Secondo Domani, le parole del ministro sarebbero smentite da chat su WhatsApp in cui sembrerebbe emergere esattamente il contrario. Con tanto di un messaggio esplicito dello stesso Speranza a Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore della Sanità: “Sto guardando report Oms. Con Kluge sarò durissimo”.

Ci sono anche altri elementi inquietanti emersi dalle indagini, scrive Domani. Lo stesso Brusaferro, per esempio, avrebbe scartato a priori l’idea di seguire il piano pandemico presentando, in alternativa, un “piano Covid” elaborato dal matematico Stefano Merler e poi secretato. Il tutto senza però aver mai “nemmeno letto” il piano pandemico già pronto, fermo al 2006. Datato, dunque, ma comunque incardinato in una legge dello Stato. Speranza ha sempre affermato che il vecchio piano non fosse adatto a gestire una situazione straordianria come l’epidemia di Covid, eppure il documento redatto successivamente ne ricalca appieno lo schema.

Infine, un’altra zona d’ombra: il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccnm) non ha mai sensibilizzato le Regioni “ad aggiornare e attuare i propri piani pandemici, tutti datati”. Niente piano operativo, nessun Comitato nazionale per la pandemia, previsto per legge: “Esercitazioni solo su carta, formazione del personale inesistente ma soprattutto zero risorse finanziarie”. Un disastro, su tutta la linea. Con indagini che ora rischiano di travolgere i protagonisti di quella stagione.

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