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Le “contro-restituzioni”. Una volta i 5S “restituivano” i soldi, ora se li riprendono. La decisione di Conte

Pubblicato il 30/09/2022 13:12

C’è stato un periodo, non troppo lontano nel tempo, in cui gli elettori del Movimento Cinque Stelle gonfiavano il petto, orgogliosi, di fronte alla decisione dei propri rappresentanti di restituire i soldi ricevuti nello svolgimento del proprio incarico di parlamentari. E c’è invece, oggi, una nuova fase del partito, gestita da Giuseppe Conte, in cui il flusso di denaro ha iniziato a muoversi al contrario: finisce nelle tasche dei big pentastellati rimasti esclusi dal Palazzo dopo l’ultima tornata elettorale, destinati a diventare dirigenti.

Come spiegato da Caris Vanghetti sulle pagine del Messaggero, Conte ha infatti atteso di aver chiaro il quadro degli eletti, “in modo di sapere con certezza chi avrà un posto in Parlamento, e quindi non ha il bisogno dello stipendio dal partito, e anche per conoscere su quanti fondi potrà contare per il funzionamento dei gruppi parlamentari del M5S, che ricevono contributi alla Camera e al Senato in base al numero degli eletti”.

Ora, però, Conte dovrà tenere fede “alla promessa fatta in campagna elettorale, quando chiese a tutti i big M5S, non ricandidabili a causa del limite del doppio mandato, di aiutarlo in quella che sembrava una sfida impossibile, risalire nelle preferenze degli italiani”. Vero che in tanti hanno abbandonato l’ex premier per seguire Luigi Di Maio, andando incontro a una clamorosa disfatta elettorale. Ma quelli rimasti sono nomi di peso, come Roberto Fico, Paola Taverna, Vito Crimi, Gianluca Perilli, Laura Bottici, Daniele Pesco, Andrea Cioffi, Alfonso Bonafede, Riccardo Fraccaro, Claudio Cominardi, Alberto Zolezzi. Un elenco che Conte non può ora ignorare.

Nella testa di Conte c’è la creazione “di ruoli remunerati che garantiscano il funzionamento del partito e di una scuola di formazione del M5S, quest’ultima teoricamente già esistente ma mai entrata in funzione”. Un progetto, quest’ultimo, che permetterebbe di pagare anche gli insegnanti per le singole lezioni. Chi è rimasto fuori dal Parlamento, insomma, non resterà certo con le tasche vuote. Dopo le restituzioni, è iniziata l’epoca delle conto-restituzioni.

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