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L’Istat: “Crolla sotto il 40% il tasso di occupazione dei giovani”. Un dato che fa paura

Nel secondo trimestre mezzo milione di occupati in meno. L’Istat fornisce i numeri sull’andamento occupazionale e sul mercato del lavoro. E c’è da mettersi le mani nei capelli, pensando soprattutto al futuro. Perché a pagare il prezzo più alto sono proprio i giovani. Il tasso di disoccupazione si attesta infatti all’8,3%, e i disoccupati sono saliti a 2.057.000. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono aumentati di 5,5 punti percentuali rispetto al primo trimestre e di 10 punti rispetto al trimestre precedente raggiungendo quota 14.183.000 unità.

A perdere il lavoro non solo sono stati soprattutto i dipendenti con contratto non superiore a 6 mesi (428 mila nel secondo trimestre), ma i giovani, tant’è che il tasso di occupazione della fascia 15-34 anni è crollato al 39,1%. Per dare un’idea: nel 2008 era oltre il 50%. Inoltre non ci sono state nuove assunzioni a tempo determinato, di stagionali. Gli occupati si riducono così di 470.000 unità rispetto al primo trimestre e di 841.000 unità rispetto al secondo trimestre 2019. La riduzione è dovuta soprattutto al calo dei lavoratori a termine e degli indipendenti, visto anche il blocco dei licenziamenti imposto dal governo.

Rispetto al secondo trimestre 2019 i dipendenti a termine sono diminuiti di 677.000 unità (-21,6%) mentre gli indipendenti hanno perso 219.000 unità (-4,1%) a fronte di un -3,6% dell’occupazione complessiva. Il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni scende al 57,6%. Dati davvero allarmanti, soprattutto se letti anche in relazione a come e dove c’è stato il calo degli occupati e delle ore di lavoro. Aumentano infatti i divari non solo per fasce di età, ma anche per sesso, area geografica e tipo di attività.

Il calo del tasso di disoccupazione è ancora maggiore nel Mezzogiorno (-3,2 punti) e nel Centro (-3,0 punti) in confronto al Nord (-0,8 punti) e si associa all’aumento più intenso del tasso di inattività nelle regioni meridionali e centrali (+4,4 e +4,0 punti, rispettivamente) rispetto al Nord (+2,7 punti). Inoltre, e anche questo è gravissimo, tornano ad aumentare le differenze di genere: tra le donne è maggiore il calo del tasso di occupazione (-2,2 punti in confronto a -1,6 punti gli uomini) e di quello di disoccupazione (-2,3 e -1,9 punti, rispettivamente) in concomitanza al maggiore aumento del tasso di inattività (+3,9 e +3,2 punti). Ecco come il governo Conte pensa al futuro.

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