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Lampedusa, altra notte di sbarchi: 552 migranti arrivati su quattro barconi

Ancora boom di sbarchi nell’isola di Lampedusa, dove col passare dei giorni si sta facendo sempre più ingestibile a causa dei tanti migranti che continuano ad arrivare e del silenzio, intollerabile, di un governo che non vede o peggio ancora finge di non vedere la gravità del problema. Nelle ultime ore, tra la notte e l’alba, i nuovi arrivi sono stati 552, a bordo di quattro diverse imbarcazioni. Soccorso anche un peschereccio di 20 metri che ospitava 420 persone di varie nazionalità, tra le quali anche donne e bambini.

Lampedusa, altra notte di sbarchi: 552 migranti arrivati su quattro barconi

Sempre in queste ore a Lampedusa, sette migranti fra i quali anhce una donna, arrivati sulla costa attraverso una piccola barchetta, sono stati avvistati e bloccati dai carabinieri mentre cercavano di raggiungere la città seguendo le luci che vedevano in lontananza. Nei giorni scorsi, invece, a sbarcare erano stati 13 tunisini, con un’altra imbarcazione agganciata al largo e con a bordo 71 persone. Tutti sono stati trasbordati per mezzo di due diverse motovedette.

Una volta approdati al molo Favarolo e dopo aver ricevuto le prime visite mediche e l’assistenza necessaria, stremati dal lungo viaggio, i migranti sono stati portati all’hotspot di contrada Imbriacola. Sull’isola la preoccupazione continua a crescere giorno dopo giorno: soltanto quando il vento aveva agitato il canale di Sicilia, infatti, si è potuto assistere a una piccola tregua, prima che gli sbarchi ricominciassero, intensissimi.

In totale, da gennaio a luglio sono stati già registrati oltre 20 mila sbarchi. Per intenderci, nello stesso periodo del 2020 erano stati 7 mila. Una situazione di fronte alla quale, però, la ministra degli Interni Luciana Lamorgese continua a mostrarsi impassibile. “Gli sbarchi a Lampedusa durante questo periodo dell’anno ci sono sempre stati, ma certamente una preoccupazione c’è e su questo stiamo operando” è stato l’unico intervento in merito del Viminale. Parole che sanno di odiosa beffa per chi, nel frattempo, è costretto a fare i conti con nuovi, costanti arrivi da oltre mare.

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