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La pericolosa egemonia della Francia, da Ustica a Berlusconi passando per il 3 per cento

Pubblicato il 04/09/2023 10:32 - Aggiornato il 04/09/2023 11:20

Di Gianluigi Paragone – Se Amato pensa davvero che la Francia chiederà scusa e soprattutto dirà la verità su quel che accadde sopra i cieli di Ustica il 27 giugno del 1980 fa torto alla sua fama di Dottor Sottile: l’Eliseo non dirà la verità perché quell’atteggiamento è ancora in corso. E l’Italia ne è succube come dimostra la lista degli italiani insigniti della Legion d’Onore.

Ieri, sulla pagine di Repubblica, Giuliano Amato ha rilanciato quella che è al momento la verità più plausibile: <Si voleva far la pelle a Gheddafi>, dove il “si” impersonale avrebbe tracce che portano appunto Oltralpe e alla copertura della Nato. Più volte avevano tentato di eliminare il leader libico e quel che non riuscì quarant’anni fa, sarebbe stato realizzato con le Primavere arabe con le conseguenze che ben conosciamo. 

Proviamo a tracciare una linea da quel che racconta un personaggio di spicco qual è Giuliano Amato alle confessioni che Nicholas Sarkozy messe nero su bianco sulla propria biografia. Amato parla di una guerra sopra i cieli italiani senza che il governo fosse coinvolto pienamente (anzi, Amato ipotizza un intervento di Bettino Craxi al fine di avvisare e salvare Gheddafi); Sarkozy ammette le trame sue e dell’allora Cancelliera Angela Merkel al fine di convincere Silvio Berlusconi «a lasciare la guida del governo» durante il vertice di Cannes. Cosa che poi avverrà pochi giorni dopo, il 12 novembre, a colpi di spread. «Le nostre relazioni avevano iniziato a peggiorare. Berlusconi stava diventando la caricatura di se stesso. (…).Ho approfittato di quel viaggio romano per sostenere la candidatura di Mario Draghi alla presidenza della Banca centrale europea… Draghi era competente, aperto e simpatico… La sua lunga collaborazione con Goldman Sachs ci avrebbe garantito un approccio più “americano” che “tedesco”. Aspetto decisivo ai miei occhi». «Ci fu tra di noi un momento di grande tensione, quando ho dovuto spiegargli che il problema dell’Italia era lui! Pensavamo sinceramente che la situazione sarebbe stata meno drammatica senza di lui e il suo atteggiamento patetico…L’ora era grave. Abbiamo dovuto sacrificare Papandreu (all’epoca premier greco) e Berlusconi per tentare di contenere lo tsunami…I mercati hanno capito che noi auspicavamo le dimissioni di Berlusconi. È stato crudele, ma necessario». Francia, Germania e mercati contro l’Italia.
>>> Paragone: “Vannacci ci ha liberato dai tabù del pensiero unico”. L’intervista a La Verità

Quel che accade a Ustica seguì lo stesso copione: la Francia voleva il pieno controllo dell’area Mediterranea come fosse ancora il Paese Coloniale d’un tempo. E siccome Gheddafi era un leader capace di convergere altri Paesi africani, specie le ex colonie ancora sotto il giogo monetario e sotto il cappello delle multinazionali transalpine (gas, petrolio, metalli preziosi…), andava fatto fuori. Senza che l’Italia potesse opporsi: Craxi (come anche Berlusconi) sapeva che il peso internazionale dell’Italia era nell’area del Mediterraneo e dipendeva dalle relazioni consolidate con il mondo arabo palestinese (questione che si addensò anche nei giorni della crisi di Sigonella, con il noto epilogo).

La Francia non ha mai sopportato il ruolo di una Italia forte, talvolta ha avuto gioco facile grazie alla compiacenza della Nato e degli interessi angloamericani (anche Enrico Mattei dovette difendersi da dossier e giochini strani). Questa strana idea di supremazia nei nostri confronti si è presumibilmente giocata nella tragedia di Ustica, come a Nizza al G20, come nel ruolo di spinta verso le rivoluzioni della Primavera araba. O recentemente nella questione che riguarda la distribuzione dei migranti o lo squilibrio negli accordi industriali su settori strategici (confesso che trovo sbilanciato anche l’accordo del Quirinale). Pure nei folli parametri del trattati europei ci sono le impronte francesi: fu infatti un loro funzionario del Bilancio, Guy Abeille, a fissare al 3 per cento il rapporto tra pil e deficit. «Se mi chiede se la regola abbia basi scientifiche le rispondo subito di no – ricordò- Sono stato io a idearla, nella notte del 9 giugno 1981, su richiesta esplicita del presidente François Mitterrand che aveva fretta di trovare una soluzione semplice. Così in meno di un’ora, senza l’assistenza di una teoria economica, è nata l’idea del 3%». Coi disastri sotto gli occhi di tutti.