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La crisi post Covid? Pagheranno famiglie e consumatori. Non c’è scampo

Secondo l’ISTAT nel rapporto pubblicato il 25 maggio 2020, il comportamento delle famiglie durante il Lockdown è stato encomiabile.

L’ISTAT ha sentenziato che: 3 cittadini su 4 hanno usato parole di significato positivo per descrivere il clima familiare vissuto nella Fase 1 dell’emergenza Covid – 19

È stata alta la fiducia espressa verso il personale medico e paramedico del Servizio Sanitario Nazionale con un punteggio medio pari a 9 (in una scala da 0 a 10) e verso la Protezione civile (8,7).

Il 91,2% dei cittadini ha considerato utili le regole imposte per contrastare l’evoluzione della pandemia. L’89,5% ha percepito come “chiare” le indicazioni su come comportarsi per contenere il contagio.”

Inoltre sempre secondo l’istituto naizonale di statistica, è stato “Positivo il clima familiare: nonostante le restrizioni, il lockdown è stato vissuto all’insegna della serenità e di un clima familiare coeso e positivo. Alla richiesta di definire il clima familiare vissuto nel primo periodo dell’emergenza, tre cittadini su quattro hanno usato parole di significato positivo. Meno del 15% ha scelto parole a cui non è stato possibile attribuire un significato univocamente positivo o negativo. Solo l’8% ha utilizzato termini di significato negativo.

Per descrivere il clima familiare, un cittadino su due ha spontaneamente scelto una delle seguenti parole: “buono” (14,4%), “sereno” (12,6%), “tranquillo” (10,4%), ottimo” (8,7%), “amorevole” (3,8%). Tra le parole di difficile classificazione, quella più frequentemente utilizzata è “normale” (9,9% dei cittadini). “Teso” è invece il termine negativo più usato, ma solo dallo 0,7% degli intervistati.

La forte propensione all’interpretazione positiva della esperienza di lockdown è trasversale alle varie fasce di popolazione e all’area geografica. Tuttavia, a livello territoriale, nell’area 2 (centro nord escluse le aree rosse) la percentuale di parole positive è più bassa rispetto alle altre del Paese pur restando fortemente maggioritaria (70%).

Fin qui le belle e amorevoli notizie, anche perchè hanno riguardato la cosiddetta FASE 1 quando tutti eravamo tappati in casa, a bere birra, fare il pane, mangiare pop corn durante le conferenze stampe serali e gli annunci di Conte, oltre che guardare film. Abbiamo anche comprato innumerevoli dispositivi digitali, tra cui sembrerebbe molti SexToys. Come non essere felici quindi.

Nella letteratura antropologica, in molti casi è stato spiegato che quando le comunità si uniscono, superano le crisi in maniera più agile e si riducono i conflitti, il contrario accade quando le comunità tendono a dividersi. Nel caso del Lockdown quindi è spiegato che la situazione amorevole che abbiamo vissuto nelle nostre famiglie(lo testimoniano anche i dati sui reati in casa), hanno subito un drastico e notevole calo, e questo è proprio legato al concetto prima richiamato. Insomma più siamo uniti e più superiamo crisi e più si riducono le asperità.

Ma cosa sta succedendo ora che siamo usciti allo scoperto? Da fine aprile sono arrivate le bollette di energia gas e acqua, sono arrivate quelle dei telefoni e in banca molti RDI sono tornati indietro. Eravamo a 4 giorni dalla fine della fase 1, un po’ storditi, ma abbiamo iniziato a capire cosa sarebbe accaduto. Risulta evidente, anche per effetto delle plurime e disastrose misure economiche che hanno escluso quasi totalmente consumatori e famiglie che il conto della crisi qualcuno avrebbe dovuto pagarlo, e a mio avviso pagare saranno proprio questi due corpi sociali e vediamo perchè.

Tutte le misure secondo la scienza devono essere in grado di rispondere ad un problema, secondo devono essere misurabili e terzo ma non ultimo, realizzabili in modo definito e con una quantità di denaro che deve essere certo.
Noi abbiamo adottato centinaia di misure, confuse e in contrasto, incerte e con soldi di cui oggettivamente nessuno ha visto traccia.

Le famiglie da mesi si sono sostituite alla scuola, e questo è pesato sul bilancio familiare in che modo? I genitori hanno dovuto dedicare più tempi alle carriere scolastiche dei bambini e questo ha significato che chi ha potuto, si è preso permessi, congedi e ferie. Mentre gli altri , quelli che hanno subìto la riduzione dell’orario di lavoro o la CIG, in qualche modo hanno hanno optato per il lavoro domestico senza essere pagati.

Il carrello della spesa è cresciuto esponenzialmente. Chiusi in casa abbiamo consumato molte più sulle utenze energia, gas e acqua e non abbiamo più potuto esercitare la leva della scelta su beni e servizi. La sanificazione si è aggiunta al carrello come se fosse una quinta utenza. A quanto pare tra i rincari dei prodotti per l’igiene, i sanificanti e le famosissime mascherine introvabili a 0,50 cent, ci costerà mediamente dai 2500 euro a 5000 euro più a famiglia l’anno.

Nel frattempo il singolo consumatore è uscito di casa, e fuori dal nucleo familiare appena si è accostato ai consumi del bar o del parrucchiere, si è trovato suo malgrado costretto a caricarsi una parte dei costi che gli esercenti a loro volta hanno subito(contributo COVID?).
Questo determinerà l’arrivo di una brutta inflazione, non quella dove i prezzi delle case aumentano ed anche e gli stipendi seguono, ma al contrario, rispetto alla crisi del 2002 quando la conversione lira/ euro ha penalizzato stipendi fissi e favorito autonomi e patrimoni, questa volta proprio il contrario, l’inflazione colpirà liberi professionisti e patrimoni.

Considerato che nel nostro paese già prima del COVID 19 su 100 lavoratori attivi solo 39 erano produttori di reddito e che il restante gravava su loro e sulla ricchezza patrimoniale, adesso da 39% sembrerebbe che a seguito della perdita di 10 milioni di posti di lavoro a rimanere attivi saranno solo 13 milioni di Italiani, riducendo quella ex fetta dei 39 al 25% degli attivi. Aggiungiamo che il patrimonio mobiliare e immobiliare sarà fortemente compromesso, indovinate chi pagherà la crisi?

Che Dio salvi Famiglie e consumatori

di Luigi Gabriele,
Presidente di CONSUMERISMO NO PROFIT – La Lobby indipendente dei consumatori

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