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La corsa al vaccino per i bambini non ha senso: a dircelo sono i numeri (chiarissimi)

Non si parla d’altro, da giorni, che della necessità di vaccinare i bambini, con il via libera arrivato dall’Ema (Agenzia europea del farmaco) che ha di fatto aperto le porte alla somministrazione sui giovanissimi tra i 5 e gli 11 anni. Un passaggio scontato e imminente, nell’Italia del governo Draghi. Sul quale, però, i dubbi da parte della comunità scientifica sono tanti, supportati da numeri che evidenziano come ricoveri e decessi per Covid interessino fasce d’età più avanzate. Non sembra esserci, dunque, nessuna effettiva necessità di una campagna per i più piccoli.

Come spiegato da Maddalena Guiotto sulle pagine de La Verità, i bambini in quella fascia d’età “rappresentano il 10% della popolazione: se si infettano spesso sono asintomatici, e se si ammalano praticamente non finiscono in ospedale”. A confermare quanto rari siano i ricoveri è l’ultimo rapporto dell’Iss, l’Istituto Superiore di Sanità, datato 26 novembre 2021: vero che “l’incidenza di infezione da Sars-Cov2 è in aumento in tutte le fasce d’età”, ma per i giovanissimi non c’è stata alcuna esplosione di ricoveri. Nella fascia 6-11 anni, infatti, “sono stati segnalati 31.365 nuovi casi, di cui 153 ospedalizzati e 3 ricoverati in terapia intensiva”.

La Verità ha sottolineato poi come “nella fascia 0-11 anni i bambini ricoverati hanno già almeno un fattore di rischio”, anche se l’Iss non ha chiarito, per motivi di privacy, di quali patologie soffrissero i pazienti. “In ogni caso, dall’inizio della pandemia, dei circa 4 milioni di bambini tra gli 0 e gli 11 anni” presenti in Italia “se ne sono infettati meno di 400 mila e all’ospedale ne sono finiti 5.212. con decessi inferiori allo 0,1% contro, rispettivamente, il 25 e il 40% di mortalità registrata nei settantenni e negli over 80”. Quindi i più piccoli resistono bene al virus, si ammalano poco e ancor più raramente mostrano dei sintomi allarmanti.

Con questi dati tra le mani, sfugge il senso delle martellanti campagne di queste settimane per far partire il prima possibile la vaccinazione sugli under 12. La stessa Oms (Organizzazione mondiale per la Sanità) ha sottolineato come la somministrazione dei farmaci anti-Covid non sia prioritaria, rispetto all’esigenza di proteggere la popolazione più anziana e fragile. Concorde, udite udite, anche Andrea Crisanti, infettivologo dell’Università di Padova, che ha ammesso: “Aspetterei ancora a decidere. Sono convinto, e lo ripeto, che non ci siano problemi a vaccinare i bambini. Solo, non credo che i dati a disposizione siano sufficienti per giustificare questa decisione”.

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