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La via italiana del vaccino, ora il governo scopre che possiamo produrcelo da soli

Con la pandemia, e la successiva questione dei vaccini, l’Europa si è resa protagonista dell’ennesimo fallimento. Ma anche l’Italia non è stata di certo un esempio. Von der Leyen e Arcuri sembrano aver proceduto di pari passo. E mentre anche gli altri Stati membri facevano la voce grossa, minacciando di procedere ognuno per conto suo (e in molti lo hanno anche fatto), i nostri governi europeisti hanno continuato a dire che ci si doveva fidare di Bruxelles. Risultato? Un disastro. Così adesso, finalmente, anche l’Italia inizia a parlare di produzione del vaccino in casa. Addirittura in 6 mesi. Ma non si poteva fare prima? Ecco dunque che per aspettare l’Europa abbiamo perso altro tempo e altre vite. Il fallimento dell’Ue spinge quindi gli Stati a una “via sovranista del vaccino”. Produrli da soli per fare meglio e prima. (Continua a leggere dopo la foto)

Le aziende italiane sono pronte a produrre il vaccino in 4-6 mesi. È quanto è emerso al nuovo incontro al Mise con le case farmaceutiche. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha verificato la disponibilità di alcune aziende a produrre i bulk, ossia il principio attivo e gli altri componenti del vaccino anti Covid, perché già dotate, o in grado di farlo a breve, dei necessari bioreattori e fermentatori. (Continua a leggere dopo la foto)

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La produzione potrà avvenire a conclusione dell’iter autorizzativo da parte delle autorità competenti, in un tempo stimato di 4/6 mesi. Come riporta anche quotidiano.net, “è stato appurato che ci sono le condizioni immediate per avviare la fase dell’infialamento e finitura. Sono già pronte a partire molte aziende. All’incontro è stato dato mandato dal ministro ai diversi rappresentanti competenti di procedere all’individuazione di contoterzisti in grado di produrre vaccini entro autunno del 2021”. (Continua a leggere dopo la foto)

Il ministro ha confermato la volontà del governo di realizzare in Italia un polo per la ricerca di farmaci e vaccini con investimenti pubblici e privati. Si è deciso infine di mantenere il massimo riserbo sulle aziende che saranno coinvolte nel processo di verifica in corso. Ha spiegato infine Scaccabarozzi, “il tema centrale non sono i brevetti. Le grandi multinazionali farmaceutiche hanno tutto l’interesse a stringere accordi di produzione per conto terzi”.

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