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L’acqua c’è ma la buttiamo. La siccità è una delle cause di una crisi annunciata. Eccole

Pubblicato il 24/06/2022 10:37

Il cambiamento climatico in Italia, l’assenza di precipitazioni e i danni ambientali certamente stanno influendo pesantemente sulla siccità che si sta abbattendo sul nostro Paese. Ma il problema reale è un altro, e si sta facendo di tutto per non metterlo in evidenza per non dovervi porre rimedio. E il problema è che la nostra rete idrica, da nord a sud, è un colabrodo. Lo spiega molto bene Francesco Giubilei su Il Giornale: “Tra scarsa manutenzione, tubature vecchie di decenni, burocrazia, una miriade di società deputate alle gestione dell’acqua, la nostra rete idrica è a tutti gli effetti un colabrodo. I dati Istat che prendono in considerazione gli anni dal 2019 al 2021 ci consegnano un quadro impietoso: «Oltre un terzo dell’acqua immessa nella rete di distribuzione va perduto. Nel 2020 sono andati persi 41 metri cubi al giorno per km di rete nei capoluoghi di provincia/città metropolitana, il 36,2% dell’acqua immessa in rete»”. (Continua a leggere dopo la foto)

Una percentuale che sale al 40% secondo il «Blue Book» della Fondazione Utilitas, ciò significa che ogni 100 litri immessi nella rete di distribuzione, 40 sono persi e non arrivano ai rubinetti delle case. “Nonostante da anni l’Istat metta in guardia sul pericolo della dispersione idrica, la situazione continua ad essere critica e peggiora in assenza di precipitazioni: «Le perdite totali di rete hanno importanti ripercussioni ambientali, sociali ed economiche, soprattutto per gli episodi di scarsità idrica sempre più frequenti. Sono da attribuire a fattori fisiologici presenti in tutte le infrastrutture idriche, alla vetustà degli impianti, prevalente soprattutto in alcune aree del territorio, e a fattori amministrativi, riconducibili a errori di misura dei contatori e ad allacci abusivi, per una quota che si stima pari al 3% delle perdite»”. (Continua a leggere dopo la foto)

In più di un capoluogo su tre si registrano perdite superiori al 45% con una situazione particolarmente preoccupante nell’Italia centrale e meridionale dove la provincia di Frosinone è fanalino di coda con una dispersione pari al 77,8% secondo i dati del dossier «Acqua in rete» di Legambiente seguita da Latina al 70,3%. La cattiva gestione della rete idrica ha portato nel 2020 ben undici comuni capoluogo di provincia del Mezzogiorno ad adottare misure di razionamento nella distribuzione dell’acqua potabile disponendo la riduzione o sospensione dell’erogazione idrica. Al tempo stesso, se è vero che il consumo giornaliero di acqua in Italia per ogni abitante è superiore alla media europea (236 litri contro 125), nel nostro paese gli investimenti in manutenzione delle infrastrutture è meno della metà che nel resto d’Europa (49 euro per abitante contro 100 euro in Europa). (Continua a leggere dopo la foto)

Conclude Giubilei: “Pensare che nel 2011 gli italiani hanno avuto l’occasione di cambiare le cose con il referendum sulla privatizzazione della rete idrica che è stato però presentato come un voto «sull’acqua pubblica». Così è prevalso un sentimento di scetticismo verso i privati nonostante gli enti pubblici si siano dimostrati incapaci di gestire la rete di distribuzione. Ora non resta che sperare i 4,4 miliardi previsti nel Pnnr per la tutela del territorio e della Risorsa idrica siano investiti correttamente per manutenzione e ammodernamenti anche se, ancora prima di partire, rischiano di essere insufficienti a fronte dell’immobilismo degli ultimi decenni”.

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