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Imu alla Chiesa, il M5S in pressing per recuperare 5 miliardi: depositato l’emendamento

Partiamo dai numeri. Secondo le stime emerse alcuni mesi fa dal ministero dell’Economia (e quindi non da qualche eretico del nuovo millennio), la Chiesa, solo per il periodo 2006-2011, sarebbe debitrice di imposte sugli immobili nei confronti dello Stato italiano di 4,8 miliardi di euro. Ripetiamo la cifra: 4,8 miliardi di euro. Un bel gruzzoletto, che farebbe anche molto comodo ai cittadini italiani. È per questo che il Movimento 5 Stelle, con i senatori Paragone e Lannutti in testa, ha riaperto il fronte tasse con il Vaticano. E questo è il momento giusto, perché si sono presentati gli emendamenti alla Manovra. In quello depositato in Senato da Elio Lannutti, si legge che la Chiesa deve pagare l’Imu su tutti i suoi immobili adibiti a ristoranti, bar, alberghi, o anche all’erogazione di servizi ospedalieri o sanitari.

Se dovesse passare la linea Paragone-Lannutti, non solo la Chiesa dovrà restituire questa somma, ma nel futuro lo Stato dovrebbe trattenere anche (almeno) il 30% rispetto al fatturato complessivo dell’azienda. Non solo. Come riporta Michele Di Branco oggi sul Messaggero, “Lannutti reclama anche il versamento degli arretrati Ici (la vecchia formulazione dell’Imu) relativi al periodo 2006-2011. Con questa mossa, i 5 Stelle ripropongono una vicenda spinosa che si trascina da molti anni e che sembrava chiusa nel 2012 quando il governo Monti firmò un accordo con le autorità ecclesiastiche”.

Scrive Di Branco: “In base a quell’intesa ogni singola parrocchia o realtà ecclesiastica, se titolare di una attività commerciale, da quel momento era tenuta a pagare l’imposta sugli immobili al Comune di riferimento. Il problema è che il Vaticano, che detiene 1120% del patrimonio immobiliare italiano, ha un parco immobiliare composto da 9 mila scuole, 26 mila tra chiese, oratori, conventi, campi sportivi e negozi e 5 mila tra cliniche, ospedali e strutture sanitarie e di vario genere. E riuscire a distinguere esattamente chi svolge attività commerciale da chi non le pratica, non è affatto semplice”.

Di Branco riporta anche alcune cifre ufficializzate ieri da Apsa, l’ente che gestisce gli immobili del Vaticano. Nel 2018, secondo quanto riferito dallo stesso presidente, monsignor Nunzio Galantino, “l’Apsa ha pagato di Imu 9 milioni 228 mila euro e 30 centesimi. E a questa cifra occorre aggiungere quanto versato per gli immobili di Propaganda Fide, della Cei, del Vicariato”. Un incassodecisamente insufficiente per i 5 Stelle ma anche per larga parte dell’opinione pubblica che ora sta sostenendo questa “sacrosanta” (è il caso di dirlo) battaglia.

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