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Il lockdown per i non vaccinati non funziona: l’esempio dell’Austria

Quando il cancelliere austriaco Karl Nehammer, lo scorso 13 dicembre, aveva annunciato la volontà di introdurre un “lockdown per i non vaccinati”, gli organi di informazione italiani più “ammaestrati”, quelli asserviti al governo Draghi e privi di qualsiasi senso critico, si erano subito lanciati in articoli e servizi celebrativi. “Questa è la strada da seguire” si leggeva da più parti, con inviti espliciti al nostro esecutivo affinché seguisse il prima possibile l’esempio austriaco. Ma alla fine la stretta contro una parte della popolazione ha davvero funzionato?

A dare un’occhiata ai numeri, in realtà, il famigerato “lockdown per non vaccinati” non sembra affatto aver portato ai risultati sperati, anzi. Come spiegato dall’Ansa, infatti, a causa del dilagare della variante Omicron, con boom di contagi e ricoveri e conseguente carenza di personale, in Tirolo hanno già chiuso alcuni alberghi e baite. Tra le zone colpite, anche Soelden, località sciistica e tradizionale tappa di inizio stagione della Coppa del mondo di sci.

Secondo le stime del governo, il virus si diffonderebbe con particolare velocità negli alloggi del personale turistico, con focolai tra i maestri di sci a Sankt Anton e a Kirchberg. Per questo motivo il land Tirolo sta insistendo per chiedere la somministrazione del booster per gli impiegati del settore, soprattutto quelli stranieri che spesso hanno solo la seconda dose, anche se non mancano voci dal coro che sottolineano come la variante Omicron stia colpendo anche i vaccinati, senza esclusioni.

Una situazione, insomma, simile a quella del nostro Paese, con la riunione della task force Covid nazionale attesa nelle prossime ore per stabilire i prossimi passi da intraprendere assieme al governo e ai governatori. Tra le ipotesi sul tavolo, anche quella di un nuovo lockdown generale, a conferma di quanto poco sia servito introdurre delle restrizioni soltanto per i cittadini che non hanno riceuto ancora le somministrazioni.

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