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Il lato oscuro della Dad: in aumento disturbi alimentari e autolesionismo tra i ragazzi

Lontani dalla scuola, dagli insegnanti, dai compagni di classe. Costretti da mesi a una vita alienante, dove la qualità della famigerata Dad, la Didattica a distanza, è paradossalmente l’ultimo dei problemi. Perché a pesare sugli studenti italiani sono soprattutto fattori psicologi che sfociano inizialmente in ansia e stress e possono arrivare, nei casi più gravi, a problemi di peso e forme di autolesionismo. A lanciare l’allarme è stato il ministero della Salute in occasione della Giornata nazionale dei disturbi alimentari, mostrando i dati di un’emergenza che arriva a colpire anche i bambini a partire dai 9-10 anni.

Nel primo semestre del 2020, dati alla mano, si è verificato un preoccupante aumento del 30% di casi di disturbi alimentari tra i più giovani. I nuovi casi registrati all’inizio del 2020 sono stati, infatti, 230.458, a fronte dei 163.547 del 2019. Con una novità che spaventa: accanto ai casi di anoressia, bulimia, ortoressia e binge eating (che porta a improvvise abbuffate incontrollate) sono infatti aumentati i fenomeni di autolesionismo, figli di un isolamento sociale con il quale i ragazzi sono costretti a convivere ormai da mesi.

Alle pagine de Il Messaggero Simonetta Marucci, endocrinologa dell’Ame (Associazione medici endocrinologi) ha spiegato le dinamiche dietro dati così preoccupanti: “Pensiamo a tutte quei ragazzi e quei bambini che vivono in famiglie già con situazioni problematiche. La scuola rappresenta per loro una via d’uscita, un ammortizzatore delle tensioni”. Un aiuto prezioso che è però, di colpo, venuto a mancare: “Isolati nel proprio mondo da cui si affaccia soltanto tramite computer, si iniziano a covare pensieri negativi”. Un terreno fertile per i disturbi alimentari. Con il rischio di sfociare anche nell’autolesionismo.

“Ci si causa un dolore fisico per rendere più sopportabile quello mentale – è l’analisi di Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza al Bambin Gesù – per settimane abbiamo avuto otto posti letto su otto occupati, tutti per tentativo di suicidio. Purtroppo la salute mentale e gli sportelli di neuropsichiatria infantile sul territorio sono stati man mano smantellati. Le famiglie che hanno un problema non sanno più dove andare”.

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