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Il farmaco anti-fame Mediator è pericoloso: casa farmaceutica condannata per “omicidio colposo”

Era il 2007 quando Irène Frachon, pneumologa dell’ospedale di Brest, lanciava l’allarme per la pericolosità del farmaco anti-diabete Mediator, iniziando poi una lunga battaglia legale contro i laboratori francesi Servier. Oggi, a un anno e mezzo dall’apertura di un maxi-processo con 6500 parti civili, è arrivato finalmente il verdetto del tribunale di Parigi, che con una sentenza destinata a fare storia ha ritenuto la casa farmaceutica colpevole di “truffa aggravata” e “omicidi e lesioni involontarie”.

“Provo un’immensa soddisfazione e un grande sollievo” è stato il commento a caldo rilasciato alla stampa francese da Frachon. Stabilire il numero di vittime è impossibile, ma, stando alle stime emerse durante il processo, si tratterebbe di 1500-2100 morti, più altre migliaia di pazienti che soffrono di conseguenze a lungo termine. Nel corso di 33 anni, dal 1976 al 2009, il Mediator è stato prescritto in Francia a cinque milioni di persone: inizialmente si era deciso di impiegarlo nella terapia del diabete e poi, quando per caso si sono scoperti i suoi effetti anoressizzanti, anche a individui sani, per aiutarli nelle diete dimagranti.

La dottoressa Frachon era rimasta a lungo l’unica a puntare il dito contro il farmaco, evidenziandone la pericolosità, mentre nel frattempo il Mediator continuava a provocare gravi lesioni delle valvole cardiache e l’ipertensione arteriosa polmonare. In alcuni casi, i disturbi si rivelavano fatali. “Le vittime sanno oggi che quel che è stato fatto loro è illegale, che è un crimine. I giudici hanno applicato il massimo previsto dalle legge, ma soprattutto dal punto di vista pecuniario non è niente che possa impensierire un colosso come Servier. Il nostro sistema penale non è adeguato a questo genere di crimini”.

Il gruppo farmaceutico dovrà ora pagare una multa di 2 milioni e 718 mila euro, ai quali andranno aggiunti 10 milioni come risarcimenti alle vittime. Il fondatore Jacques Servier, che era al corrente della pericolosità del farmaco e quindi porta la responsabilità maggiore, è morto ultra-novantenne nel 2014. Il suo braccio destro e numero due del gruppo, Jean-Philippe Seta, è stato condannato a quattro anni di carcere con la condizionale e a una sanzione di 90.600 euro, oltre a un risarcimento da destinare a sua volta ai parenti delle vittime. Multa anche per l’Agenzia nazionale della sicurezza del farmaco, riconosciuta colpevole di avere ritirato troppo tardi il Mediator dalla vendita e condannata a pagare 303.000 euro.

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