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“I vaccini non sono sicuri”. Il premio Nobel Montagnier spiega i rischi della somministrazione di massa

“Non sono contrario ai vaccini, alla loro ricerca ho dedicato tutta la mia vita. Li ritengo molto importanti nella cura delle malattie trasmissibili e delle epidemie, ma sono contrario ai prodotti non sicuri”. Luc Montagnier, biologo e virologo francese che nel 2008 ha ricevuto il Premio Nobel per la medicina, lo dice senza troppi giri di parole: i farmaci attualmente a disposizione contro il Covid sono ancora avvolti tra tanti interrogativi, troppi per procedere a un’immunizzazione di massa come quella invocata dal governo italiano. Con le somministrazioni effettuate fin qui accompagnate da errori scientifici e medici.

Intervistato da Margherita Enrico sulle pagine de La Verità, Montagnier ha sottolineato come, ad oggi, gli effetti dei vaccini siano ancora in larga parte “sconosciuti. Un vaccino può considerarsi sicuro soltanto dopo un tempo di sperimentazione molto più lungo”. Senza escludere che le conseguenze a lungo termine possano essere più di quelle fin qui indagate: “La reazione più frequente è la trombosi causata dalla coagulazione dovuta all’aggregarsi di piastrinem che si può verificare anche mesi dopo la somministrazione. Ma il virus, nonostante il vaccino, trova anche il modo di influire sulle informazioni dei prioni, le particelle infettive solamente proteiche. La struttura delle proteine cambia, con effetti a lungo termine sconosciuti”.

Montagnier ha poi sottolineato come anche la scorsa estate, nonostante l’assenza di vaccini, la situazione era migliorata per poi peggiorare di nuovo. Sottolineando come la somministrazione di massa possa avere effetti controproducenti: “Se il virus non fosse stato manipolato per mezzo dei vaccini, modificandosi per sfuggire al nostro sistema immunitario, credo si sarebbe già indebolito. Le ultime varianti sono favorite dalla diffusione dei vaccini, non è vero che i vaccinati sono più protetti dalle nuove e aggressive varianti. I vaccinati hanno più possibilità di essere attaccati dalle varianti, sono più a rischio dei non vaccinati”.

Meglio sarebbe, piuttosto che continuare a sostenere la necessità della vaccinazione con campagna mediatiche martellanti, dare ai cittadini un altro tipo di informazione: “Le persone devono sapere che questa malattia si cura, si guarisce, il Covid non è una malattia incurabile come tentano di farci credere. Anche le persone infettate dalla variante Delta possono guarire, esistono degli inibitori specifici. Le case farmaceutiche dovrebbero impegnarsi anche nella ricerca di questi inibitori, non solo dei vaccini”. Guai, infine, a vaccinare i bambini, “che non sono vettori di diffusione del virus ma, se vaccinati, potrebbero manifestare nel tempo effetti secondari importanti”.

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