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I numeri non tornano: la campagna vaccinale è un flop, ma nel governo nessuno lo ammette

Intervistato recentemente da La Stampa, il generale Francesco Paolo Figliuolo, succeduto a Domenico Arcuri nel ruolo di commissario straordinario all’emergenza Covid, si è mostrato soddisfatto della campagna vaccinale portata avanti fin qui dall’Italia e ha fissato i prossimi obiettivi: “L’imperativo categorico è accelerare. Abbiamo già fatto molto, ma dobbiamo allungare il passo. Il mio obiettivo è superare le 500.000 somministrazioni al giorno entro giugno”. Eppure, numeri alla mano, il nostro Paese continua a marciare sotto ritmo rispetto ai traguardi indicati nei mesi scorsi. Dalle parti del governo Draghi, però, nessuno lo ammette, anzi.

Il cosiddetto “punto di svolta”, quello che avrebbe visto le vaccinazioni decollare improvvisamente aprendo così le porte a una nuova fase, è stato più volte fissato e posticipato nelle ultime settimane. Secondo Figliuolo avrebbe dovuto essere aprile, poi maggio. Addirittura, a partire dal 14 aprile si sarebbe dovuti procedere al ritmo di 500 mila somministrazioni al giorno, un dato che però è stato raggiunto fin qui soltanto quattro volte, non trasformandosi quindi affatto in una cadenza giornaliera. La conferma che la tabella di marcia non è stata rispettata.

Entrando nel dettaglio, il piano vaccini del commissario Figliuolo prevedeva che in Italia si passasse a 300 mila vaccinazioni giornaliere a partire dal 17 marzo, che sarebbero poi diventate 500 mila a partire dal 14 aprile. I numeri parlano di un trend ben diverso: la soglia fissata è stata superata soltanto il 29 e 30 aprile e il 6 e 7 maggio. L’8 ci si è andati molto vicini, con 498 mila vaccini fatti. Nel resto dei giorni, invece, i numeri sono stati piuttosto deludenti rispetto agli annunci fatti dal governo e della struttura commissariale.

Figliuolo, in tutto questo, ha continuato in un susseguirsi di proclami sempre più ambiziosi. Il 14 marzo aveva annunciato, ospite di Fabio Fazio: “A marzo faremo riscaldamento, poi dalla seconda metà di aprile arriveremo gradualmente a 500 mila vaccinazioni”. Tesi ribadita il 3 aprile al Corriere della Sera: “Se il sistema regge, e mi porta ad avere 500.000 vaccinazioni al giorno a fine mese, a fine settembre chiudo la campagna”. Ora la svolta è stata annunciata a giugno, perché evidentemente l’obiettivo fin qui non è stato centrato. Sulle difficoltà incontrate e sui motivi del ritardo, ovviamente, silenzio assoluto da parte di tutti.

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