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Ha vinto il sì ma ora serve una nuova legge elettorale: Pd e M5S, però, già si spaccano

Ha vinto il Sì, con ampio margine e accompagnato dalle esultanze del Movimento Cinque Stelle (molto più timide quelle dei dem loro compagni di governo). Ora, però, sarà necessario sedersi al tavolo e prepararsi a lunghi, estenuanti bracci di ferro per procedere ai tanti correttivi che il taglio dei parlamentari renderà necessari. E sui quali i partiti che compongono l’esecutivo Conte sono tutt’altro che concordi. Bisognerà, innanzitutto, ridisegnare i collegi elettorali in base al numero ridotto di seggi da assegnare, passaggio del quale dovrà incaricarsi il governo con decreto legislativo da adottare entro due mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge sulla riduzione degli onorevoli. Poi sarà il momento di affrontare lo spinoso tema della riforma elettorale.

Ha vinto il sì ma ora serve una nuova legge elettorale: Pd e M5S, però, già si spaccano

Pd e Cinque Stelle avevano posto all’esame delle Camere un disegno di legge che prevedeva un ritorno al proporzionale con sbarramento al 5%, ma nel frattempo gli umori sono cambiati, e parecchio. Renzi ha già fatto capire di non essere d’accordo e l’opposizione invoca a gran voce un sistema maggioritario. Trovare una sintesi sarà impresa ardua. Per far fronte alle modifiche introdotte dalla riforma, inoltre, è all’esame della commissione Affari Costituzionali della Camera una modifica che abolisce la base regionale per le elezioni del Senato.

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Bisognerà poi pensare a correttivi efficaci qualora il governo dovesse cadere in anticipo. Sul fronte dell’elezione del presidente della Repubblica, per esempio, in caso di sopravvivenza del Conte bis fino al 2022 sarebbero gli attuali 945 parlamentari a scegliere il Capo dello Stato che succederà a Mattarella. Ma se la formazione giallorossa dovesse capitolare prima del tempo, la base elettorale scenderebbe a 600 onorevoli e il numero di delegati regionali risulterebbe quindi sproporzionato. In lista d’attesa alla Camera c’è quindi una norma che prevede il taglio di un terzo dei delegati regionali per l’elezione del presidente della Repubblica.

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Servirà inoltre una riforma dei regolamenti per non inficiare l’efficienza delle Camere ora che anche le commissioni subiranno un ridimensionamento. Tutti passaggi che potrebbero far di colpo riaffiorare le distanze, evidenti, tra le varie anime di una coalizione giallorossa tutt’altro che granitica. E dove però, dopo le Regionali, il Pd potrà legittimamente dettare linea ai Cinque Stelle. Succede già, in realtà, da diversi mesi. Ora, però, si potrà smettere di far finta che non sia così.

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